L'acqua non c'è più, la Regione Marche stoppa prati, giardini e piscine: «Solo usi essenziali»

L'acqua non c'è più, la Regione Marche stoppa prati, giardini e piscine: «Solo usi essenziali»
L'acqua non c'è più, la Regione Marche stoppa prati, giardini e piscine: «Solo usi essenziali»
di Martina Marinangeli
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Giovedì 30 Giugno 2022, 03:10

ANCONA - Divieto di consumo di acqua per attività non essenziali quali lavaggi auto, riempimento di piscine private o irrigazione di prati e giardini. Ormai è emergenza idrica. È atteso per questa mattina l’invio della lettera con cui protezione civile regionale e Palazzo Raffaello inviteranno i Comuni ad emettere ordinanze anti siccità per evitare lo spreco della risorsa idropotabile. Ieri mattina si è riunito il Comitato paritetico di protezione civile per fare il punto sull’emergenza nelle Marche.

Vertice a cui hanno preso parte, oltre all’assessore competente Stefano Aguzzi ed i dirigenti regionali, anche i rappresentanti delle cinque Prefetture, dei cinque Ato competenti a livello provinciale e l’Anci. Durante l’incontro in videoconferenza, sono state analizzate dettagliatamente le situazioni delle singole province marchigiane e si è rilevata una criticità pressoché uniforme su tutto il territorio regionale a causa delle mancate precipitazioni e delle alte temperature.
Le zone critiche
C’è però chi, in un generalizzato contesto di allarme, soffre di più questo perdurante stato di siccità che sta prosciugando fiumi e bacini idrici, e rendendo aridi i terreni. «Le maggiori criticità - riferisce Aguzzi, titolare delle deleghe alla Protezione civile ed alle Risorse idriche - si riscontrano nell’Ascolano perché, a seguito del sisma del 2016, alcune sorgenti hanno deviato corsi ed è diminuita la portata di captazione. Per questa ragione, si dovrà ricorrere ad alcuni pozzi che vengono attivati solo nelle emergenze». Ma non è solo il sud della regione a pagare lo scotto di questa emergenza. La stessa situazione critica si registra infatti anche nel Pesarese per quanto riguarda l’approvvigionamento di acqua potabile, in particolare nelle città di Fano e Pesaro. «Questi comuni - spiega l’assessore - prelevano dal fiume Metauro che dall’invaso di Tavernelle e di Colli al Metauro è ad oggi a meno del 50% delle sue potenzialità. Gli altri invasi – di Fossombrone e del Furlo – sono sotto la soglia storica anche se mantengono una capacità residuale per garantire per alcuni giorni l’approvvigionamento idrico senza passare ai razionamenti». Dopodiché il quadro si farà critico e, «poiché non sono previste precipitazioni nei prossimi giorni, sarà necessario attingere ai pozzi del Burano e di Sant’Anna come è stato fatto lo scorso anno». Solo che, nel 2021, quest’ultima spiaggia era stata percorsa a luglio inoltrato, mentre ora siamo solo a giugno e la situazione è già degenerata al punto da richiede misure straordinarie. «Il quadro, per come si presenta ad oggi -– ha evidenziato Aguzzi – ci impone una necessità: inviteremo tutti i Comuni, in maniera generalizzata, ad emettere ordinanze di divieto di consumo di acqua per attività non essenziali, quali lavaggi auto, riempimento di piscine private o irrigazione di prati e giardini. Ordinanze da emanare immediatamente su cui sarà necessario un forte controllo per l’osservanza degli obblighi».Se queste misure per ora messe in campo non dovessero bastare, il prossimo step sarà quello di limitare le concessioni idriche per scopi non idropotabili, come i pozzi privati usati per attività produttive o agricole. Aguzzi ha INFINE ribadito la necessità di una programmazione per i prossimi anni riguardo ad un maggior immagazzinamento dell’acqua piovana durante l’inverno per sopperire in qualche misura alla carenza idrica. «Domani (oggi, ndr) si terrà un incontro a Pesaro , tra Regione, Provincia, Enel e Greenpower per attivare fin da subito le attività di pulizia degli invasi lungo il Metauro». 

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