Quarant’anni di attesa per 7 km di statale 16: eppure i soldi c’erano

Giovedì 30 Luglio 2020 di Lorenzo Sconocchini
Quarant’anni di attesa per 7 km di statale 16: eppure i soldi c’erano

I soldi stavolta c’erano, 40 miliardi di vecchie lire stanziati dallo Stato con una legge dell’86 denominata “Marche-Friuli”, perché avrebbe dovuto rimarginare le ferite lasciate sul territorio dal terremoto in Carnia e dalla frana di Ancona. Dovevano finanziarie il raddoppio della variante alla statale 16 Adriatica tra la Baraccola e Falconara, un’opera che - secondo le stime di allora - avrebbe abbattuto i tempi di percorrenza sull’intera rete di Ancona del 13%, ridotto i traffici su via Conca e sulla Flaminia fino al 40% e agevolato il transito di una media di circa 32mila veicoli giornalieri sul collegamento al porto. 

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I soldi c’erano, ma nessuno li ha spesi. Così oggi, 34 anni dopo, ancora sui 10 chilometri di variante che aggirano il gomito di Ancona si procede per lunghi tratti incolonnati su due sole corsie, una strettoia su cui traccheggiano anche i circa 150mila tir e trailer che ogni anno (dati di prima del lockdown) fanno la spola tra il porto e l’A14. Adesso per raddoppiare la variante - con le norme nuove, le gallerie e i viadotti da rifare - servono 510 milioni ma già disponibili ce ne sono solo 230, quelli che bastano per allargare a quattro corsie i 7,1 km di strada tra lo svincolo di Torrette e Falconara-Api, dunque anche fino al casello di Ancona Nord dell’A14. 

 
Il secondo lotto del raddoppio, da Torrette alla Baraccola, inserito nel piano degli investimenti Anas 2007-2011, è in corso di progettazione ma non è ancora finanziato, tanto che figura (con un fabbisogno stimato in 280 milioni) nella lista delle principali infrastrutture marchigiane da finanziare presentata nei giorni scorsi dal governatore Ceriscioli al ministro De Michelis, giusto per ricordare che le Marche, quando arriveranno i miliardi dell’Unione europea per la ripresa post-Covid, non possono stare ancora in seconda o terza fila.
L’altro lotto - uno dei segmenti della futura uscita nord del porto, insieme al lungomare e all’ultimo miglio - invece è già interamente finanziato, il progetto è pronto, sono in corso le procedure d’esproprio e prima della fine dell’anno dovrebbe andare a bando l’appalto. Ma l’iter è stato lungo e tormentato.

Ci sono voluti 22 mesi, tra il dicembre del 2017 e l’ottobre del 2019, solo per svecchiare il progetto, come chiesto dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, visto che non era più in linea con le nuove normative sulle infrastrutture stradali. Riunioni su riunioni solo per decidere se il progetto svecchiato fosse da considerare un nuovo progetto - quindi con la necessità di adeguare tunnel e viadotti alle nuove normative, come poi si è deciso - o una rielaborazione del vecchio.

Adesso dovremmo esserci. Il raddoppio Torrette-Falconara è stato inserito nell’elenco delle opere strategiche presentate dal premier Conte sotto l’insegna di Italia Veloce, per le quali si applicheranno le procedure accelerate per l’appalto e per l’esecuzione dei lavori. L’intervento prevede l’adeguamento di due viadotti che verranno demoliti e sostituiti con un nuovo viadotto (Taglio I) e un rilevato (Taglio II), il rifacimento dei viadotti Falconara II, Orciani e dell’impalcato e il consolidamento delle pile e delle opere di fondazione del viadotto Barcaglione. In direzione sud, verranno demolite e ricostruite le gallerie Barcaglione e Orciani.
I lavori, considerati i tempi necessari per un appalto così complesso, dovrebbero partire nel 2022-23 e completarsi in 3 anni. Arrivederci nel 2026, se tutto va bene, 40 anni dopo lo stanziamento dei 40 miliardi mai spesi. E i 280 milioni necessari per il secondo lotto, da Torrette alla Baraccola, sono ancora trovare.

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