L’assessore Saltamartini: «Legge sulla nuova sanità a marzo, il Covid hospital andrà smontato. A Roma non vado»

Domenica 2 Gennaio 2022 di Andrea Taffi
Filippo Saltamartini, assessore alla Sanità della Regione Marche

Filippo Saltamartini, assessore regionale alla Sanità: soddisfatto del 2021?
«È stato un anno difficile».


Errori?
«Va cambiato un sistema che salva vite e deve ragionare anche come se fosse in emergenza».

Potrà aiutarla Gozzini?
«La dottoressa Di Furia mi è sembrata intenta a difendere il suo piano socio sanitario ma non ci sono stati conflitti fra di noi. Primo problema: siamo un sistema scoordinato, bravi solisti che non fanno un’orchestra».

 
Il secondo?
«Il campanile: dobbiamo mettere in competizione le strutture e bandire logiche locali».


La bozza della legge che riforma le aziende sanitarie è pronta?
«Sì: cinque aree vaste più Torrette e Inrca».


Perché è fallita la Asur?
«L’ho chiesto alla Storti e agli altri dirigenti: mi hanno detto perché i direttori di area vasta erano nominati dalla politica e quindi rispondevano alla politica».


Niente male.
«Pensi alle aziende si rubano gli infermieri con le gare. O al Covid hospital scaricato dalle aree vaste e la Av 3 ci è andata sott’acqua. La legge 13 sanerà tutto: anche con l’autonomia, il personale in caso di emergenza potrà essere chiamato ovunque se ci sono esigenze straordinarie».


Quindi cosa manca alla legge 13?
«Riscrivere tutte le leggi richiamate nel dispositivo. Una marea».


Tempi?
«Tre mesi per la giunta, tre mesi per il consiglio. In vigore il 1 gennaio 2023. Così dicono i tecnici».


E il Covid hospital? 
«Andrà smontato e le strutture ricollocate secondo il nuovo piano che terrà conto di ogni area vasta e dei posti letto di terapia intensiva secondo il flusso dei fabbisogni».


Cos’altro toccherà la legge 13?
«Riequilibrerà le Uoc. Se la legge Balduzzi prevede 12 Uoc (unità operative complesse, ndr) di una specialità, perché nelle Marche ne abbiamo 18?».


Cosa rimane di Asur?
«Un presidio con personale per bandi di concorso, appalti e vigilanza».


I medici di base arriveranno tra due anni, quelli del 118 tra un anno, non si trovano gli specialisti. Ci aspettano tempi durissimi?
«È il tema dei temi, riguarda tutta Italia. I medici arriveranno nel 2028, dice il ministero della Salute. Pnrr alla mano: più digitalizzazione della medicina e case di comunità. Da noi saranno 46 dove si concentreranno i medici di medicina generale e le strutture pubbliche. Io intanto ho raddoppiato i corsi di formazione».


Però i medici prendono il titolo e vanno a fare le Usca. 
«Vero: le guardie mediche lavorano di notte a 23 all’euro l’ora. Le Usca ne prendono 43, i vaccinatori 40. Differenze che vanno equilibrate».


I 160 milioni di Pnrr?
«La scadenza è il 28 febbraio: ci siamo. Ci hanno tolto 3,5 milioni da poco, ho rivisto delle cose».

La critica più comune: fa mille cose, fatica a stringere.
«L’avete scritto più volte. Non è vero, mai emersa».

Il suo commissario Marchetti lo dice nelle riunioni di gruppo.
«Ho chiarito con lui e una volta alla settimana mi sento con Salvini. Non so quale sia il livello politico in cui avete raccolto il tema».

Acquaroli disse a settembre: voglio iniziare a stringere.
«Mettiamo luce su questa storia: per organizzazione di screening, vaccini, monoclonali siamo stati quasi sempre tra i primi. Ho gestito tre mesi senza direttore di Ars e dipartimento. Il caos degli hub si è creato dopo la stretta del governo. Fatemi contestazioni puntuali e io rispondo».

Liste di attesa, i lamenti dei primari oncologici.
«Le liste di attesa erano un problema dal 2016, non lo abbiamo aggravato noi. La questione dell’oncologia è falsa, abbiamo numeri rilevanti. Forse non c’è coordinamento tra le varie oncologie».


Diciamo che voleva fare tante cose.
«Avevo aspettative maggiori, questo sì. Il medico quasi sempre è un dirigente: non deve enunciare un problema, ma risolverlo». 


Questo ruolo da prima linea la stressa o logora chi non ce l’ha?
«Mi stimola la missione di migliorare, sono marchigiano doc. Poi ho a che fare con gente che sta male: uno stimolo enorme».


Ha ritmi da forsennato. Come fa?
«Non so, riesco a lavorare per molte ore senza sosta. Adrenalina, forse».


Quindi logora chi non ce l’ha.
«Ho partecipato alla liberazione del generale Dozier nell’82. Quando facemmo i decreti di perquisizione ci dissero: chi è sposato sta dietro, gli scapoli davanti. Io ero davanti. Sono stato tre anni caposcorta di Zaccagnini, segretario Dc, a Ravenna due anni dopo la morte di Moro. I problemi non mi spaventano».


Saltamartini torna a Roma? 
«Ho fatto il senatore: capogruppo in commissione antimafia e relatore su 19 leggi tra cui anche quelle per la finanziaria. I tasti del potere, quello vero, li ho toccati. Ci sono due tipi di parlamentari: quelli che schiacciano i tasti, molti, e quelli che fanno i parlamentari, pochi: la selezione in arrivo sarà impegnativa».


Insomma, si ricandida o no?
«Quando ero sindaco e senatore, ho rinunciato a Roma, al di là dell’incompatibilità, per l’impegno che avevo preso con i cittadini. Per me la politica è servizio».

Ultimo aggiornamento: 16:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA