Accusa i genitori di stalking: «Sono andati dal mago per farmi separare dal mio compagno»

Giovedì 11 Novembre 2021 di Benedetta Lombo
Accusa i genitori di stalking: «Sono andati dal mago per farmi separare dal mio compagno»

RECANATI - «So che ad agosto del 2018 i miei genitori erano andati nel loro Paese di origine ed erano stati anche da dei maghi per cercare di interrompere la relazione che avevo e che tutt’ora ho con il mio compagno». A raccontarlo ieri in aula è stata una giovane originaria di un Paese dell’Europa dell’Est, parte civile insieme al compagno nel processo a carico dei propri genitori accusati di stalking nei loro confronti.

 

In aula la giovane ha raccontato di mesi di persecuzioni subite dai genitori che non volevano che lei frequentasse un italiano e che in ogni modo avrebbero cercato di opporsi a quella relazione, anche quando lei, maggiorenne, aveva deciso di lasciare la casa di famiglia per vivere la propria vita insieme al suo compagno, un giovane recanatese. Secondo l’accusa i genitori di lei avrebbero effettuato numerosi appostamenti nelle vicinanze del luogo di lavoro del recanatese, più volte avrebbero telefonato alla figlia dicendole anche che per 300 o 400 euro si ammazzava una persona. La figlia avrebbe parlato anche di situazioni in cui il padre l’avrebbe seguita con l’auto. Ieri in aula la ragazza ha riferito delle difficoltà vissute in quel periodo (in particolare nel 2017, ma anche successivamente), dell’esasperazione che le aveva provocato il comportamento dei genitori e dell’incubo che sembrava non avere fine. Poi ha aggiunto di aver saputo della “trasferta” fatta dai genitori nel loro Paese di origine durante la quale si sarebbero rivolti a dei maghi per far cessare, attraverso riti magici, quella relazione ritenuta non buona per la figlia. Dopo aver raccolto la testimonianza della giovane l’udienza è stata rinviata per sentire anche il compagno. Il giovane all’epoca della denuncia riferì di essere stato perseguitato in particolare dal padre della fidanzata, di essere stato pedinato e controllato proprio a causa dell’incapacità di accettare che la figlia stesse vivendo una relazione sentimentale con un ragazzo italiano. 

 

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