Frena il calo di imprese artigiane ma pesano energia e materie prime. Situazione difficile, ecco il quadro

Frena il calo di imprese artigiane: pesano energia e materie prime. Situazione difficile, ecco il quadro
Frena il calo di imprese artigiane: pesano energia e materie prime. Situazione difficile, ecco il quadro
di Giuseppe Porzi
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Martedì 17 Maggio 2022, 08:50

MACERATA   - Il trend demografico delle imprese marchighiane – complici pandemia, guerra e conseguente caro prezzi - è tutt’altro che roseo. I dati, elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato, attestano un altro segno meno nel rapporto tra aperture e chiusure nel primo trimestre dell’anno: numeri in miglioramento rispetto al 2021, ma che lasciano la Marche tra i fanalini di coda in Italia, con il terz’ultimo peggior tasso di crescita. 

 


Scorrendo il panorama delle Marche Sud, in termini di tasso di crescita delle imprese artigiane, la dinamica più intensa è ad Ascoli Piceno (- 0,81%, pari ad un saldo negativo di 44 imprese), segue Macerata (- 0,73%, pari a 72 imprese in meno) e Fermo (- 0,35%, pari a - 21 imprese). Tutte le tre province registrano un miglioramento del tasso di crescita rispetto a quello rilevato nel primo trimestre 2021: Ascoli Piceno era a meno 1,22%, Macerata meno 0,81% e Fermo meno 1,15%. Migliora anche il saldo della bilancia rispetto al primo trimestre 2021, che vedeva Ascoli Piceno a - 67, Fermo a - 70 e Macerata a - 83. Nel primo trimestre 2022 ad Ascoli Piceno si sono avute 92 iscrizioni e 136 cessazioni non d’ufficio (5.372 le imprese registrate al 31 marzo), a Fermo 140 iscritte e 161 cessate (su 5.968) e Macerata 204 iscritte e 276 cessate (9.271).

Andando nel dettaglio dei principali marco-settori. La provincia di Ascoli Piceno segna per il manifatturiero -11 imprese; costruzioni -16; servizi alle imprese -15 ; servizi alle persone -3. A Fermo, invece, il manifatturiero ha segnato -24 imprese; le costruzioni +14; i servizi alle imprese -6 ; i servizi alle persone -5. Infine in provincia di Macerata il manifatturiero ha registrato -22 imprese; le costruzioni -13; i servizi alle imprese -11; i servizi alle persone -18. 


«Dall’analisi dei dati – commenta Enzo Mengoni, presidente Confartigianato Imprese Mc, Ap, Fm – vediamo un parziale assestamento della bilancia, ma siamo lontani dai livelli pre Covid e sicuramente ci sono troppe voci con il segno negativo. Sono tanti i fattori congiunturali che stanno martellando le imprese. Le quali, allentata la morsa della pandemia, si vedono stoppare un’iniziale ripresa dal caro materie prime e dall’impennata dei prezzi energetici, con la crisi russo-ucraina che ha peggiorato il quadro internazionale. Nel Fermano, registriamo un timidissimo segnale positivo per le imprese delle costruzioni, sicuramente incentivate a credere nelle potenzialità di superbonus e ricostruzione post sisma. Speriamo che questa iniezione di fiducia trascini l’economia locale».

Nei giorni scorsi Confartigianato ha organizzato un convengo sulle previsioni economiche per il 2022, che ha visto gli imprenditori a colloquio con il presidente dell’Istao Mario Baldassarri. «In quell’occasione – ha continuato Mengoni – è stata ribadita da tutte le parti la necessità di politiche di sostegno all’intero sistema produttivo. Quindi, riduzione della pressione fiscale, semplificazione della burocrazia, accesso ad una forte finanza d’impresa e al credito agevolato. Azioni che da tempo portiamo all’attenzione e che mai come adesso sono indispensabili per la sopravvivenza delle imprese». 


Imprese che altrimenti non sono spronate a fare investimenti. Infatti, in un recente sondaggio anonimo aperto da Confartigianato alle imprese associate del Maceratese, Ascolano e Fermano, il 66,7% degli intervistati ha dichiarato che rinuncerà a qualche investimento programmato nella sua azienda per gli effetti della guerra in Ucraina. «Infine – ha concluso Mengoni – mi sento di fare un plauso alla Regione per i fondi introdotti a sostegno dell’imprenditoria. Speriamo che questi bandi vengano presto rifinanziati e magari ampliati nella loro dotazione economica. Abbiamo bisogno di una forte spinta per mantenere intatti tessuto produttivo e occupazione». 

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