Scarpe, torna il boom. L’export vola a +24% ma a Macerata è allarme bollette e manca il personale

Scarpe, torna il boom. L export vola a +24% ma è allarme bollette e manca il personale
Scarpe, torna il boom. L’export vola a +24% ma è allarme bollette e manca il personale
di Marco Pagliariccio
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Mercoledì 28 Settembre 2022, 03:35 - Ultimo aggiornamento: 15:57

MACERATA Carenza di personale e caro energia. Sono queste le due ombre che si stagliano più minacciose all’orizzonte per le imprese del distretto calzaturiero reduci dalle pur positive fiere milanesi. Le edizioni delle scorse settimane di Micam e Lineapelle, infatti, hanno fatto registrare corposi segnali di crescita in tutte le direzioni, ma la congiuntura attuale non fa dormire certo sonni tranquilli guardando al futuro prossimo. Il bilancio tracciato ieri mattina da Confindustria Macerata risente quindi di questo duplice sentimento: la soddisfazione per la piena ripartenza del comparto dopo i due anni difficili legati alla pandemia da una parte, le preoccupazioni legate alle conseguenze della guerra e all’avvicendamento politico in corso dopo le elezioni di domenica dall’altro.  


La positività 


«Al Micam si è respirato un clima di maggiore positività rispetto ai mesi precedenti – ha introdotto il direttore di Confindustria Gianni Niccolò –. La filiera calzaturiera deve fare i conti con un mutato quadro strategico, con davanti a sé la sfida di restare al passo coi tempi che cambiano così in fretta. Ma sostenere la calzatura significa sostenere il benessere del territorio, le sue capacità e la sua floridità economica». Entra più nel dettaglio il presidente della sezione calzatura Matteo Piervincenzi. «Il trend di crescita sta rispecchiando quello dei primi sei mesi dell’anno, con l’export che fa registrare un +24% sul 2021 – sottolinea il manager del calzaturificio LePi di Monte San Giusto –. Il settore nel suo insieme è in recupero, ma è chiaro che il caro energia e le conseguenze della guerra in Ucraina rischiano di trascinarci di nuovo in recessione nei prossimi mesi senza interventi adeguati. Speriamo che il nuovo Governo, una volta insediato, si metta in moto subito su questo fronte e che i parlamentari marchigiani siano subito al lavoro per contrastare i problemi che da tempo zavorrano la nostra regione, a partire dal suo isolamento». 

Accesso al credito da agevolare
 

Di questioni, però, Piervincenzi ne pone diverse alla politica. «Bisogna agevolare l’accesso al credito e con esso risolvere la questione dell’interpretazione della normativa sul credito di imposta per ricerca e sviluppo – continua il vicepresidente di Confidustria – e poi dare seguito alla nostra proposta di taglio del cuneo fiscale. Le aziende stanno tirando dritto seguendo le direttrici di sostenibilità e differenziazione dei mercati, ma da sole non possono farcela». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente dei giovani imprenditori Alessio Castricini, presente a Lineapelle della scorsa settimana. «I numeri sono stati davvero confortanti, con una crescita dei visitatori del 32% rispetto all’edizione precedente trainata dal +70% degli stranieri – spiega il manager dell’azienda sangiustese Centro Accessori –. Il rischio concreto è però che questa positività si stoppi già nei prossimi mesi, in particolare in un settore molto energivoro come quello legato alle materie plastiche. L’accesso al credito è cruciale, specie in un territorio come il nostro dove sono rimasti pochi istituti e tendenzialmente medio-piccoli, ma sta emergendo con forza anche un problema legato alla formazione del personale: si fa fatica a trovarlo e non solo quello specializzato».

Mancanza di manodopera

Proprio sulla questione della mancanza di manodopera batte il presidente della sezione pelletteria Sergio Sciamanna. Perché va bene la proposta del liceo del made in Italy lanciata da Fratelli d’Italia in campagna elettorale e vanno bene i buoni propositi per il rilancio degli istituti tecnici e professionali, ma l’emergenza è qui e ora. «Negli ultimi due anni, complice lo stop per la pandemia, abbiamo assistito a corpose uscite di dipendenti dal mondo del lavoro con uno scarsissimo ricambio in entrata – dice il ceo dell’impresa tolentinate Laipe –. Si fa davvero fatica a trovare persone disposte ad entrare nel mondo del lavoro. Le aziende fanno il possibile per strutturarsi, essere sostenibili e affrancarsi dall’uso dei materiali chimici, ma se non si forma la manodopera che porta avanti questo lavoro è tutto inutile». 

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