Made in Italy, i produttori di Fermo a Roma in pressing dal ministro Urso: «Bisogna fare in fretta»

Made in Italy, i produttori a Roma in pressing dal ministro Urso: «Bisogna fare in fretta»
Made in Italy, i produttori a Roma in pressing dal ministro Urso: «Bisogna fare in fretta»
di Sonia Amaolo
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 04:55 - Ultimo aggiornamento: 11:04

FERMO - La delegazione fermana del made in Italy a Roma per spingere sul 100% italiano. Il passo avanti del Governo Meloni su questo punto amplia le prospettive e le speranze che si possa trovare la quadra su un argomento che interessa l’Italia ma in special modo le Marche e in particolare la provincia di Fermo, che sulle produzioni locali basa praticamente tutta l’economia.

A prendere la strada per Roma e a bussare alla porta del Senato è stata la delegazione dell’Istituto tutela produttori italiani, con il vicepresidente Pasquale De Angelis c’era il consiglio al completo: Graziano Paccapelo, Nazzareno Vita, Stefano Medori, Pierfrancesco Maceratini e Vincenzo Brancaccio.


La battaglia


In sei sono stati dal ministro dello Sviluppo economico nel governo Meloni per vedere di portare a compimento un obiettivo che l’Istituto sta perseguendo da venti anni. Nell’incontro con il ministro Adolfo Urso i fermani hanno fatto sentire la loro voce in Senato, nella sala Zuccari. «Da vent’anni l’Istituto che rappresento, con sede a Fermo e Milano, conduce la battaglia per il riconoscimento del 100% made in Italy – spiega De Angelis –: lo scopo di questa battaglia è la trasparenza e il riconoscimento dei prodotti italiani, quelli veri. Dobbiamo riconoscere il valore aggiunto che meritano le nostre imprese, che producono tutto interamente in Italia».

La questione è assai dibattuta ma finora non si è trovato il modo di venirne a capo. «Dopo anni di confronti nel 2009 la legge 166 riconosce e descrive perfettamente il vero prodotto italiano - spiega De Angelis - purtroppo è ancora in un limbo perché non è stato dato seguito ai decreti attuativi ma il nuovo governo pare abbia l’intenzione di dare un forte segnale sotto questo aspetto. Con l’onorevole Urso si è attivata la delega di ministro delle Imprese e del made in Italy e finalmente si apre uno spiraglio dopo le speranze mortificate e le richieste che tutti i precedenti governi hanno disatteso». Cinque sono i punti trattati dall’Istituto di tutela con il ministro.

«Lo scopo è imprimere un’accelerata per permettere alle aziende di poter investire in ricerca e nuove tecnologie, per rilanciare i distretti produttivi creando una rete tra produzione, ricerca, tutela e distribuzione - evidenzia De Angelis -: dobbiamo tornare a fare impresa in Italia, quindi bisogna incidere sulla detassazione, sburocratizzazione e decontribuzione per liberare le aziende da lacci e lacciuoli e farle camminare spedite». Ci sono 100 tasse e 14 grandi scadenze tra Ires, Irpef, Irap eccetera.

«Lo scadenziario fiscale conta 40 adempimenti mensili di tipo contabile amministrativo – avverte l’imprenditore – dobbiamo essere più competitivi sul costo del lavoro e il riconoscimento della certificazione va assicurato a chi effettivamente produce tutto in Italia. Una premialità a queste aziende su leggi agevolative e contribuiti andrebbe garantita».


La richiesta


È stata chiesta una Commissione bicamerale permanente del made in Italy e per quanto riguarda l’export «vanno eliminate le intermediazioni nella gestione di fondi per la promozione e le fiere, assegnando direttamente alle aziende il contributo, per investimenti mirati». L’ultimo punto tiene conto dell’ambiente circostante. «L’idea è quella dei centri commerciali naturali - spiega De Angelis - per invertire la desertificazione nei centri storici». 

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