Migrante ucciso, raduno in piazza del Popolo contro il razzismo. Marcorè: «Siamo tutti uguali​»

Migrante ucciso, raduno in piazza del Popolo contro il razzismo. Marcorè: «Siamo tutti uguali »
di Francesca Pasquali
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Martedì 6 Luglio 2021, 07:50

FERMO A cinque anni dall’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi, Fermo torna in piazza per dire no al razzismo. Un centinaio le persone che, ieri pomeriggio, si sono ritrovate in piazza del Popolo per ricordare il 36enne nigeriano ucciso da Amedeo Mancini in via XX Settembre il 5 luglio 2016. Una manifestazione organizzata come gli altri anni dal Comitato 5 Luglio e monitorata da carabinieri e polizia. Durante la quale, al microfono, si sono alternate le voci di Annachiara Ruzzetta di “The Azadi Project” di Lesbo, di Andrea Costa di Baobab Experience, di Mahmadou Keita, ex ospite Sprar, malese da cinque anni in Italia, e di Paolo Pignocchi di Amnesty International Marche. Poi è stato trasmesso un messaggio registrato di Pietro Bartolo, medico di Lampedusa ed europarlamentare.

 
L’indagine
Accorato l’intervento di Alessandro Metz, l’armatore sociale di Mediterranea Saving Humans, indagato dalla Procura di Ragusa per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. «La memoria ci deve mettere in discussione rispetto a quello che facciamo», ha detto Metz. «Ho incontrato – ha proseguito – sopravvissuti che, nella loro breve vita, hanno vissuto esperienze che noi, per fortuna, non vivremo mai. Con loro portano sogni, ma tutte le volte che un sogno annega ci lascia l’incubo della quotidianità». Metz, che è triestino ma fermano d’adozione, ha detto di essere pronto a tornare in mare a salvare vite. «Hanno provato a fermarci – ha spiegato –, ma non ce la faranno. La Mare Jonio è in cantiere a Chioggia. La stiamo facendo nuova. Ripartiamo perché non si può non ripartire. Se è un reato salvare vite umane, intendo reiterarlo». Un solo cartello, ieri, in piazza del Popolo. C’era scritto: “In memoria di Emmanuel Chidi Namdi, vittima del razzismo, 5 luglio 2016, in una città come Fermo che è sempre stata e vuole restare modello di solidarietà, accoglienza e civiltà”. E sotto: “Questa targa non è qui per volontà dell’amministrazione di Fermo e del sindaco che, al dovere e al coraggio della memoria, hanno preferito la viltà dell’oblio”. Il riferimento è all’ordine del giorno per mettere una targa in ricordo del giovane, presentato a giugno di tre anni fa dagli allora consiglieri Massimo Rossi, Maria Giulia Torresi e Sonia Marrozzini e bocciato dal consiglio comunale. Neri Marcorè, collegato al telefono da Roma, ha chiuso gli interventi. «Non si può fare finta di niente. Il razzismo e la violenza – le sue parole – sono fenomeni legati all’ignoranza e alla mancata riflessione. Non c’è nessuna supremazia ad avere la pelle più chiara o a nascere nella parte “giusta” del mondo. Riflettere non significa voltarsi dall’altra parte, ma accogliere chi è spinto dalla necessità di cercare una condizione migliore per sé e i propri figli».

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