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Il grande chitarrista Tommy Emmanuel a Monte Urano per il Bambù Festival: «Suono per rendere felice la gente»

Il grande chitarrista Tommy Emmanuel a Monte Urano per il Bambù Festival: «Suono per rendere felice la gente»
Il grande chitarrista Tommy Emmanuel a Monte Urano per il Bambù Festival: «Suono per rendere felice la gente»
di Chiara Morini
4 Minuti di Lettura
Giovedì 11 Agosto 2022, 04:05

MONTE URANO - Si definisce «un ragazzo australiano cui piace suonare la musica»: il grande chitarrista Tommy Emmanuel sarà venerdì 12 agosto alle ore 21,30 al parco fluviale Alex Langer di Monte Urano. Il concerto fa parte del Bambù festival ed è organizzato da Comune, Pro loco e Rock at the Theatre.  


Tommy, cosa suonerà a Monte Urano? 

«I brani dei miei album. Ci saranno sia i brani più vecchi che quelli più recenti. E poi eseguirò ciò che la gente vorrà sentire, è quello che farò in Italia, voglio che il pubblico trascorra bene il suo tempo, e sia felice. Suono per rendere felici le persone, è la mia preoccupazione, e mi ritengo fortunato per questo, è il mio lavoro e mi piace». 


Quando e perché ha iniziato a suonare proprio la chitarra?


«Ho iniziato quando ero molto piccolo, avevo quattro anni. Mia madre, che suonava la lap steel guitar, mi ha dato una piccola chitarra e mi ha insegnato come suonarla. Nel corso degli anni, poi, ho suonato con mio fratello e mia sorella, abbiamo suonato in famiglia, mentre ora faccio tutto da solo, suono e giro il mondo da solista». 


Come mai ha deciso di dedicarsi alla tecnica del fingerpicking?


«Il fingerpicking, ovvero suonare la chitarra pizzicando con le dita, è solo uno degli stili e delle tecniche con cui suono. Detto questo la tecnica è particolarmente buona per me perché permette di suonare bene da solo, senza il bisogno di essere accompagnati da una band. È piacevole ed è quasi come suonare un piano. Il pubblico poi non perde nulla del concerto, è tutto presente insieme a me sul palco: gli spettatori godono della musica e basta, ascoltano e si emozionano, non hanno bisogno di analizzarla per comprenderla». 


È stato ispirato da tanti, in particolare da Chet Atkins, che ricordo ha di lui? 


«Ricordi di Chet? Ne ho tantissimi. Per me è stato come un padre, direi quasi un mentore. Da lui ho imparato ad ascoltare e arrangiare, ma soprattutto a a farlo per avere delle buone melodie. Ho imparato tutto da lui, l’ho anche incontrato e scritto con lui le canzoni di un album. Da sempre in tutta la mia vita ascolto tanti chitarristi, ma Chet è stato il mio eroe, il mio mentore».


Altri che l’hanno ispirata? 


«Ascolto e mi lascio ispirare da tutti. Quando ascolto trovo sempre giovani talenti, anche e soprattutto in Italia, ne avete molti. Poi me lo lasci dire, per me è di ispirazione essere nel vostro paese e suonare live per il pubblico. Questo è molto importante».


In Italia ha collaborato con Dodi Battaglia...


«Mi piace moltissimo, è un grandissimo chitarrista e un eccezionale autore di canzoni. Spero di vederlo molto presto. So che è in tour in Italia, e ora che arrivo anche io, intanto lo chiamerò per salutarlo. È un carissimo amico».


A proposito di Italia, le piace essere qui?


«In Italia mi sento come a casa, ho davvero tanti amici. Sono felice di poter tornare nuovamente anche con la musica: il Covid ha bloccato tutto a lungo anche negli Stati Uniti, ma ora posso tornare a viaggiare e suonare e questo è molto bello».


Cosa direbbe ai giovani chitarristi che sognano di suonare come lei?


«È tempo di lavorare sodo, se volete migliorare suonate, suonate, suonate, fate tanta pratica, lavorate molto. E imparate dalle canzoni e dai brani fatti bene».


Come si presenterebbe a chi non la conosce?


«Sono un ragazzo a cui piace suonare e fare musica. Vengo dall’Australia, dove c’è la mia famiglia, vivo negli States, ma ho un figlio che sta a Londra. Sono felice ovunque io vada». 

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