Murri in emergenza, al pronto soccorso arrivano i medici della Potes. Da lunedì le decisioni urgenti senza preavviso

Sabato 16 Gennaio 2021 di Francesca Pasquali
La sanificazione dell'ospedale Murri

FERMO - Il Murri va oltre la fase 3. I focolai che ieri facevano contare 81 sanitari e 79 pazienti contagiati non danno altra scelta. Da adesso in poi «potranno essere adottate, anche senza preavviso, soluzioni gestionali in termini di assetto erogato e assegnazione del personale, in extrema ratio, anche extra ordinem». 

 

 

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La comunicazione
Così recita la comunicazione inviata ieri dal direttore dell’Area vasta 4 alle autorità locali e regionali. «Significa – spiega Licio Livini – che, di fronte a uno stato di emergenza, sono costretto ad adottare soluzioni anche estreme, con velocità e urgenza, nell’esclusivo scopo istituzionale di non interrompere i pubblici servizi di necessità per la salute pubblica». Tradotto, da qui in avanti, medici, infermieri e gli altri sanitari potranno essere spostati da un reparto all’altro (cosa che, peraltro, già succede) o chiamati a fare turni aggiuntivi, bypassando le consuete procedure, «ma sempre nel rispetto del contratto di lavoro». Si partirà dalla Potes di Sant’Elpidio a Mare, i cui medici, da lunedì, prenderanno servizio in pronto soccorso. 


Il primo intervento
Il punto di primo intervento, già sott’organico e con una parte del personale contagiato, è allo stremo. «Andranno a coprire qualche turno. La Potes potrà avere delle limitazioni, ma non verrà chiusa», assicura Livini che sente addosso tutta la pressione di una situazione fino a pochi giorni fa impensabile. Nell’ospedale a ranghi serrati vanno avanti la sanificazione dei reparti “sporchi” e il tamponamento di personale e pazienti. Ma il clamore seguito ai focolai scoppiati nei giorni scorsi non accenna a placarsi. Mentre il Murri prova a capire cosa non abbia funzionato, i sanitari sono sulla graticola. «Nessuno si permetta di far balenare che tra le cause del disastro ci siano comportamenti non professionali degli operatori», sbotta Giuseppe Donati della Cisl. La replica è al direttore del Dipartimento di prevenzione, Giuseppe Ciarrocchi, che, tra le cause dei focolai, aveva ipotizzato un “rilassamento” di qualche operatore sanitario. Durissima la risposta di Donati: «È inaccettabile e vergognoso che qualche dirigente dell’Av4 faccia solo supporre che gli “untori” possano essere i sanitari. Non si sarebbe arrivati a numeri così drammatici se la vigilanza, l’organizzazione e la gestione fossero state ottimali. Se qualcuno ha sbagliato, ci auguriamo che paghi». 


Il dibattito
Il dibattito impazza anche sui social, dove è tutto un puntare il dito contro. Animi che si scaldano, prova di un clima teso che non fa bene a nessuno. Da qui, l’invito di Livini ad abbassare i toni e a concentrarsi sull’unica cosa davvero importante: contenere i contagi dentro il Murri e limitare il più possibile che il virus si diffonda fuori. «In un tempo in cui il sistema sanitario si trova a fronteggiare una delle sfide più dure e importanti dell’ultimo mezzo secolo – spiega il direttore dell’Av4 –, risulta quanto meno di poco gusto dover leggere attacchi che contribuiscono a incrementare il senso di preoccupazione e ansia». Si riferisce ai 44 dipendenti “tagliati” l’anno scorso. Il caso l’aveva sollevato Donati, accusando l’Av4 di badare più ai conti che all’efficienza del sistema sanitario. Tutto falso, replica Livini. «Il Piano occupazionale 2020 – dice – presenta un incremento di personale effettivo pari a più 9 unità, a cui vanno aggiunte 32 assunzioni effettuate, sempre nel 2020, per fronteggiare l’emergenza Covid. Delle 44 unità in riduzione, 41 si riferiscono a cessazioni di teste avvenute a dicembre 2020, compensate da altrettante e maggiori assunzioni previste a gennaio». Mentre gli occhi sono tutti sul Murri, ieri l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Francesco Baldelli, ha fatto visita al cantiere del nuovo ospedale di Campiglione.


La nuova struttura
Un sopralluogo durato un’oretta, alla fine del quale l’assessore ha annunciato che la struttura che dovrebbe vedere la luce nel 2023 avrà 10 posti di Terapia intensiva e 14 di semintensiva in più rispetto a quelli previsti e un pre-triage per la divisione dei pazienti potenzialmente infetti. «Un importante cambio di passo della nuova amministrazione regionale – il commento di Baldelli – che sta rimediando agli errori programmatori del passato. Una nuova visione che vede gli ospedali principali affiancati da ospedali filtro, per un’assistenza che tiene conto dei cittadini della costa e dell’entroterra in maniera omogenea».

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