Campagne devastate dai cinghiali: «Ormai è una catastrofe, bisogna fermarli subito»

Campagne devastate dai cinghiali: «Ormai è una catastrofe, bisogna fermarli subito»
Campagne devastate dai cinghiali: «Ormai è una catastrofe, bisogna fermarli subito»
di Francesco Massi
3 Minuti di Lettura
Sabato 3 Settembre 2022, 05:00

AMANDOLA -  Da problematica sempre più ampia e crescente a vera e propria catastrofe per l’economia agricola di tutto l’entroterra, non solo montano. L’invasione dei cinghiali è un’emergenza gravissima, per la quale occorrono soluzioni efficaci finora non trovate.

Agricoltori sul piede di guerra, inferociti e delusi. Quello che è stato fatto fino ad oggi, dicono in coro, non è minimamente sufficiente. Occorrono misure più drastiche. E’ un bollettino di guerra. Centinaia di ettari coltivati a cereali tra grano, granoturco e girasoli completamente distrutti proprio nel periodo della maturazione. Danni per qualche centinaio di migliaia di euro che, a detta degli agricoltori, vengono rimborsati solo in parte e con ritardo.


Il racconto
Testimonia per tutti Massimo Iezzi, imprenditore agricolo di Smerillo che coltiva diversi terreni nell’area montana tra quelli di proprietà e in affitto, cereali e foraggio che poi utilizza, con filiera diretta, per nutrire il proprio allevamento di bovini. «Ho piantato 9 ettari di girasoli - dice – e già 5 sono stati completamente distrutti. Prima della trebbiatura annienteranno sicuramente anche gli altri. E poi i rimborsi sono esigui rispetto alle perdite. L’anno scorso il mulino pagava il grano tenero 33 euro al quintale, per le coltivazioni devastate la restituzione è stata di 18 euro. Quindi perdite ingenti. Poi per il grano e i foraggi, specialmente, una volta passati, i cinghiali possono lasciare escrementi e contaminazioni varie, rischiando di creare infezioni ai bovini che poi si nutrono di questi prodotti».


Il settore
Arrabbiatissimi anche gli allevatori di ovini, strangolati tra assalti dei lupi alle pecore e coltivazioni di foraggio devastate. I danni sono di proporzioni spropositate rispetto al passato, poiché i cinghiali aumentano continuamente in modo esponenziale e ora si muovono in branchi molto numerosi, di diverse decine di elementi. Inoltre, dicono gli esperti, ora in questi gruppi sono presenti anche i maschi che aiutano a difendere il branco dall’attacco dei lupi. Il problema base è l’entità della riproduzione. Ogni femmina partorisce 2 o 3 volte l’anno. E ad ogni parto può sfornare oltre 5 piccoli. Le battute di caccia selettiva delle squadre apposite non sono state sufficienti. Così come la possibilità data agli agricoltori con patente di caccia. Impossibile difendersi. Le recinzioni elettriche? Non funzionano. Le sfondano. E poi come si fa a recintare numerosi ettari coltivati?


Le iniziative
«La politica e le istituzioni pubbliche di competenza, sia a livello nazionale che territoriale, devono trovare soluzioni urgenti – dice Iezzi – vogliamo solo poter fare bene e tranquillamente il nostro lavoro e vederne i risultati. In queste zone, oltre allo spopolamento continuo e quello del dopo sisma, quelle poche persone che continuano a fare impresa agricola con tantissimi sacrifici e difficoltà, sono state dimenticate e vengono spinte a lasciare tutto».


Il fenomeno
Ma gli avvistamenti di cinghiali ormai avvengono anche in città. Recentemente un branco di una ventina di animali è stato immortalato mentre si trovava a passeggio in via Pignotto, nella periferia di Amandola, dove recentemente anche una femmina con 5 piccoli al seguito stazionava nella parte alta del centro storico cittadino. Un’emergenza ormai che riguarda davvero tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA