Serve propensione imprenditoriale per far uscire le Marche dallo stallo

Mercoledì 16 Giugno 2021 di Donato Iacobucci
Serve propensione imprenditoriale per far uscire le Marche dallo stallo

Nelle scorse settimane su questo giornale Andrea Taffi ha raccolto una serie di interviste sulla crisi di leadership che caratterizza da qualche tempo le Marche. La carenza di leadership riguarda un po’ tutti i settori, dall’economia alla società alle istituzioni, ed è indicata da alcuni degli intervistati come uno dei fattori che hanno determinato l’indebolimento della capacità di crescita della regione e il progressivo allontanamento dalle regioni più dinamiche del paese. Da questa interpretazione di causa effetto fra indebolimento delle classi dirigenti e scivolamento verso sud prende in parte le distanze Giuseppe De Rita, che invita a considerare lo sviluppo come fisiologicamente caratterizzato dall’alternanza di periodi di accelerazione e periodi di rallentamento; o di “palude” per utilizzare la sua espressione. La palude rende bene l’idea di una situazione nella quale, venute meno le certezze del modello di riferimento, si fa fatica a individuare la direzione da percorrere per tirarsene fuori. La soluzione, secondo Giuseppe De Rita, non è quella di aspettare il leader che indica la strada; occorre una mobilitazione collettiva basata su nuove piattaforme. Che non sono luoghi fisici ma il sistema, o più sistemi, attorno ai quali si ritrova il senso dell’agire collettivo. A quel punto è probabile che emergano anche i leader funzionali alla nuova stagione di sviluppo. Il nesso causale è rovesciato. E siccome tempi e modi della nuova stagione non sono chiari occorrerà mettere in conto un periodo di crisi e di squilibri. Su quest’ultimo punto Giuseppe De Rita rompe con la retorica dominante della convergenza e dell’unità; la forza delle Marche è nella pluralità, e quindi anche nella rivalità e nell’individualismo: fra imprese e fra territori. Bisogna trovare un difficile equilibrio fra la valorizzazione di questa pluralità e il rischio di un’eccessiva frammentazione. Accettando di tollerare squilibri e disuguaglianze. Su questo punto le indicazioni sono quasi provocatorie: De Rita chiede di il mantra del riequilibrio: fra nord e sud, città e campagna, giovani e vecchi. Gli squilibri sono inevitabili, soprattutto nei momenti di uscita dalla palude. La scommessa è che siano temporanei e che lo sviluppo riesca a riassorbirli. L’eccesso di attenzione alla convergenza rischia di farci rimanere impantanati. Condivido le affermazioni e le indicazioni di Giuseppe De Rita. Aggiungo che il principale motore che consentirà al sistema regionale di uscire dalla situazione di stallo o di relativo declino sarà la propensione imprenditoriale. Che non è solo quella che si esprime con l’avvio di nuove imprese. L’imprenditorialità è presente nei diversi ambiti della società e delle istituzioni e si osserva ogni qual volta vi è la volontà di impegnarsi e di rischiare per veder realizzate nuove idee. Siamo davanti ad una situazione di trasformazioni epocali che investiranno tutti gli ambiti della società e dell’economia. E’ impensabile che qualcuno sia in grado di guidare questo percorso indicando con chiarezza la strada da percorrere. Occorre una capacità diffusa di sperimentare e rischiare; più è diffusa questa capacità e maggiori sono le probabilità di trovare le soluzioni che funzionano. Certo la presenza di alcune piattaforme (come le chiama De Rita) potrebbero aiutare a incanalare l’azione collettiva in modo da fare massa critica e renderla più efficace. Ma non è facile individuarle a priori; non potranno che nascere dalla sperimentazione. Uscire da questa situazione non sarà facile; non solo per la nostra regione ma per il paese nel suo complesso. La stagione di sviluppo sperimentata dall’Italia fino agli anni ’80 del secolo scorso, e che nelle Marche si è protratta per un ulteriore decennio, è stata una stagione eccezionale e forse non ripetibile. Anche perché come paese non abbiamo saputo approfittarne per mettere le basi di uno sviluppo duraturo. Per farlo avremmo dovuto investire in modo più deciso su infrastrutture e capitale umano, piuttosto che sostenere consumi e spesa corrente. C’è da sperare che da questa crisi parta una nuova stagione di crescita che, come ci mette in guardia De Rita, sarà inevitabilmente foriera di squilibri.

 

*Docente di Economia alla Politecnica delle Marche e coord. Fondazione Merloni

Ultimo aggiornamento: 15:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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