Dopo il Covid-19 due proposte per l'ambiente delle Marche

Giovedì 28 Maggio 2020 di Roberto Danovaro
Il 22 maggio è stata la Giornata mondiale della biodiversità. La diversità di specie animali e vegetali sulla terra è la base fondamentale della nostra ricchezza, del nostro benessere e del nostro sviluppo. Cambiamenti climatici, consumo di suolo, deforestazione e inquinamento sono tra le principali cause della scomparsa della biodiversità e della distruzione degli ecosistemi ovvero della perdita del nostro Capitale Naturale. Si tratta di un bene comune, che va preservato e valorizzato, poiché aria pulita, acqua potabile e cibo incontaminato sono possibili solo grazie alla natura sana. La perdita di biodiversità e di capitale naturale non danneggia solo gli ecosistemi ma favorisce la trasmissione di patogeni da animali ad esseri umani (le cosiddette zoonosi). Il COVID19 ne è un esempio e non sarà l’unico, verranno altre pandemie. Dobbiamo capire che possiamo e dobbiamo agire subito e possiamo farlo senza neanche avere bisogno di grandi risorse. Propongo qui due idee semplici: la prima è quella di considerare il Capitale Naturale dentro la nostra programmazione di sviluppo anche a livello regionale. In Italia, esiste un Comitato per il Capitale Naturale nazionale dal 2016. Il comitato produce Rapporti annuali che mettono in evidenza le criticità e forniscono una serie di raccomandazioni al governo per la legge di bilancio. Serve un comitato per il Capitale Naturale anche nella nostra regione, per supportare il governo regionale nelle scelte strategiche fornendo indicazioni utili a contrastare il degrado del capitale naturale, e valutando le ricadute delle nostre scelte sull’ambiente. La seconda proposta è di investire sul verde e sul blu per una gestione sostenibile del nostro territorio. Le reti di spazi verdi urbani, insieme agli ecosistemi naturali attorno alle città, permettono alle aree urbane di essere più sostenibili e contrastare l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento acustico, le ondate di calore, il dissesto idrogeologico, oltre a migliorare il ciclo dell’acqua. Dobbiamo fare di più, non lo dico io, lo dicono le Nazioni Unite, che con l’Agenda 2030, propongono la protezione del 30% del territorio entro il 2030. Finora nelle Marche siamo lontani anche dall’obiettivo minimo, che era quello di tutelare almeno il 20% del territorio entro il 2020. I dati forniti dal sito della Regione Marche dicono che oggi siamo quasi al 10% del territorio protetto, e questo grazie al contribuito delle aree protette istituite nel decennio che va dal 1987, anno di istituzione del Parco regionale del Conero, alla metà degli anni ’90, nel corso del quale hanno visto la luce il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, i Parchi Regionali Sasso Simone e Simoncello, Monte San Bartolo, Gola della Rossa e Frasassi. Insomma, mentre il mondo potenziava la protezione dell’ambiente, nelle Marche siamo rimasti al palo. Oltre 25 anni di immobilismo. È tempo di ripartire con programmi di protezione. Con pochissimo sforzo, potremmo fare molto per arrivare a questo traguardo. Il sistema regionale dei parchi e delle riserve naturali copre una superficie complessiva di circa 90.000 ettari (9,6% del territorio marchigiano) ma nella nostra regione, allo stato attuale, sono presenti 76 siti di interesse comunitario (Sic) per una superficie complessiva di quasi 100.000 ettari. Insomma, con i dovuti accorgimenti, seguendo le normative europee in tema di protezione di questi siti (attualmente non protetti) potremmo essere vicini all’obiettivo del 20%. Ma per essere in linea con l’Agenda 2030, manca ancora un 10%, ovvero almeno 90.000 ettari di territorio (o di mare) da proteggere. La Regione potrebbe lanciare un nuovo programma di protezione intelligente del suo territorio, anche come strumento per il rilancio del turismo sostenibile, promuovendo la Rete Natura 2000 a terra e a mare. La Regione potrebbe chiedere ai Comuni quali beni naturalistici proteggere e incentivando queste proposte anche in termini fiscali. Un piano che valorizzerebbe l’entroterra della Regione Marche, con i suoi borghi medievali dalla sua cultura. Sono proposte semplici, concrete, costruttive, ma se penso che abbiamo finito fatto un piano per la costituzione dell’area marina protetta del Conero nel 1998 e siamo ancora fermi al palo, allora, forse, quello che ci manca non sono le idee, ma la voglia di realizzarle. 

* Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine © RIPRODUZIONE RISERVATA