Effetto coronavirus: nella Marche solo un mese di produzione senza le materie prime

Martedì 25 Febbraio 2020 di Francesco Romi
Effetto coronavirus: nella Marche solo un mese di produzione senza le materie prime

ANCONA - Ci sono materie prime per un mese di lavoro, al termine del quale cominceranno a manifestarsi problemi seri: l’allarme arriva soprattutto dal Tac marchigiano, il settore che riunisce tessile, abbigliamento e calzatura, che con oltre 120 milioni nel 2018 (+6,2%) è il secondo importatore dalla Cina dopo il comparto degli apparecchi elettrici (153,3 mln. e -5,4%). L’economia marchigiana fa i conti con il coronavirus e, soprattutto, con i danni indiretti provocati dalla diffusione dell’infezione dentro i confini nazionali. 

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Il problema merci
In valore assoluto, infatti, la Cina è più un fornitore per le Marche (l’import vale intorno agli 800 mln.), che un buon cliente, visto che è solo l’undicesimo mercato di sbocco (292 mln. nel 2018, -0,1% rispetto all’anno precedente), con i comparti calzature e pelletterie che pesano per il 24,2% sul totale dell’export regionale che finisce in quel Paese e il 7,8% di quanto esporta tutta la calzatura italiana verso Pechino. Un doppio impatto Il danno diretto è tutto in questi numeri, perché il progressivo esaurimento delle materie potrebbe avere un impatto sulle imprese manifatturiere e, di conseguenza sul Pil. Per calzaturieri e pellettieri, il discorso riguarda anche della produzione di accessori e di alcune fasi della lavorazione, che da anni avvengono fuori dai confini regionali. 
La produzione invernale
«Se così fosse, non si riuscirebbe a garantire la produzione di scarpe invernali e sarebbe una crisi che si sovrappone a un’altra crisi», avverte Valentino Fenni. Anche perché i rischi dei danni indiretti potrebbero essere ancora più pesanti. «Da ieri non si riesce a consegnare nelle zone rosse del Lodigiano e del Veneto», spiega il presidente dei calzaturieri Fermani, un pericolo segnalato anche da alcuni produttori marchigiani di prodotti di arredamento, che sono stati costretti a bloccare in magazzino gli ordini pronti. Sono proprio i mobilieri marchigiani a segnalare un altro rischio concreto: il Salone del Mobile di Milano, la fiera internazionale più importante del settore, che nell’edizione degli anni pari ospita anche Eurocucina, non solo rischia di slittare (21-26 aprile sono le date fissate), ma anche di non trovare una collocazione temporale adatta, visto che il calendario internazionale prevede il popolare Crocus dal 7 al 10 ottobre e subito dopo (20 ottobre-10 aprile 2021) l’Expo a Dubai, due appuntamenti strategici per chi ha una clientela globale. 
Non è proprio un buon inizio
«Con questi presupposti e con una crescita del pil della nostra provincia da anni vicino allo zero, per il 2020 non si prevede un buon inizio», fa sapere Mauro Papalini, presidente degli industriali pesaresi. Anche perché l’effetto domino di una potenziale brusca frenata del manifatturiero finirà per coinvolgere il comparto dei servizi e il settore del commercio. Altri segnali preoccupanti arrivano dal turismo: il Carnevale di Fano che, nella domenica più importante, accusa un calo consistente di spettatori è la cartina al tornasole, degli affanni di un altro settore chiave dell’economia regionale, verso il quale la Regione Marche ha indirizzato, a partire dal 2017, investimenti senza precedenti. A chiudere il cerchio delle potenziali cattive notizie c’è il fenomeno delle assenze – giustificate o meno – dei lavoratori sia del settore pubblico che privato, in una regione dove lo smart working è molto poco diffuso e «non è stato specificatamente applicato per questa situazione», come conferma Daniela Barbaresi, segretaria della Cgil Marche, «molto preoccupata per chi lavora in aziende che hanno rapporti costanti con l’estero e con le regioni del nord oggetto dei provvedimenti di chiusura». Tema non solo marchigiano, ma finito ieri sul tavolo del governatore Ceriscioli, «perché possa intervenire presso il ministero». 
Conta la velocità 
In una regione ad oggi in fascia verde, l’impatto sull’economia regionale dipenderà dunque dai contenuti delle ordinanze nazionali che – da questa mattina – saranno emesse dopo il tavolo di coordinamento nazionale e dalla velocità con cui si riuscirà a circoscrivere e debellare l’infezione. 

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