Il Covid è «clinicamente morto»? Ecco la ricerca del San Raffaele di cui parla Zangrillo e che divide gli scienziati

Lunedì 1 Giugno 2020
Il Covid è «clinicamente morto»? Ecco la ricerca del San Raffaele che divide gli scienziati

Le parole del dottor Alberto Zangrillo del San Raffaele stanno facendo discutere da ieri. Ma cosa c’è dietro la sua opinione che il Covid sia ‘clinicamente morto’? Uno studio, curato dal professor Massimo Clementi - direttore del laboratorio di microbiologia e virologia del San Raffaele - che è ancora in corso di pubblicazione, ma che ha convinto lo stesso Zangrillo a fare passi importanti in sostegno di questa tesi.

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In un’intervista al Corriere della Sera, Clementi ha sottolineato come «al San Raffaele non abbiamo più nuovi ricoveri per Covid-19 in terapia intensiva, ma nemmeno in semi-intensiva». Il motivo, secondo Clementi, è che la capacità replicativa del virus si sia indebolita a maggio rispetto a due mesi fa: un’ipotesi che viene dall’analisi di 200 pazienti ricoverati al San Raffaele. Secondo il professore siamo davanti «a una malattia diversa» rispetto all’inizio della pandemia (non una mutazione) per cause non ancora chiare.

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La quantità di virus presente nei pazienti è minore rispetto ai primi casi, chiarisce il medico, basandosi sui dati dei 200 pazienti analizzati: «C’è uno scarto estremamente rilevante tra il carico virale dei pazienti ricoverati a marzo e quelli di maggio», le sue parole. Ancora presto per dire che il virus si sia indebolito davvero (lo studio, come detto, non è ancora stato pubblicato), così come per dire che la pandemia sia finita: specie alla luce del fatto che i decessi continuano ad essere quasi 100 al giorno. Ma l'ottimismo di diversi scienziati, compatibilmente con la prudenza di altri, portano certamente speranze per il futuro.

Ultimo aggiornamento: 13:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA