Rovigo, scena vergognosa al funerale di Giulia Lazzari: rissa sfiorata fra i parenti

Martedì 29 Ottobre 2019
Scena vergognosa al funerale di Giulia Lazzari: rissa sfiorata fra i parenti

ADRIA (ROVIGO) - Momenti di tensione e rissa sfiorata sabato, dopo i funerali di Giulia Lazzari, la ragazza strangolata dal marito Roberto Lo Coco. Al momento della tumulazione della salma nel cimitero di Bottrighe i familiari della 23enne hanno aggredito verbalmente la suocera di Giulia ed uno dei cognati. Durante la cerimonia funebre in cattedrale, l'ultimo saluto della città di Adria a Lazzari, non si era registrato alcun problema. Tutto era filato liscio grazie al cordone di sicurezza attuato dalle Forze dell'ordine e dalla Polizia Locale. In chiesa, durante le esequie, lontano da sguardi indiscreti, i parenti del marito di Giulia, si erano confusi tra la folla.

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 Una volta uscito il feretro dalla chiesa, dopo il lancio dei palloncini bianchi, sulle note della canzone di Eros Ramazzati, tanto amata dalla ragazza, Sta passando novembre, brano meglio conosciuto come E' per te, spente le luci dei riflettori, lontano dagli scatti dei fotografi, dai taccuini dei cronisti e dai filmati delle televisioni o dei semplici curiosi, si è sfiorata la rissa e sono volate parole grosse.
 
IL CONFRONTO

Quando Concetta, madre di Roberto Lo Coco, ed uno dei fratelli dell'assassino, si sono presentati al camposanto di Bottrighe, sono volate offese e parole grosse nei loro confronti, soprattutto all'indirizzo della donna. Qualcuno l'avrebbe anche spintonata. Vista la mal parata, è stato richiesto l'intervento dei carabinieri per riportare la calma. Tra i più alterati uno zio di Giulia. Un tensione prevedibile a conclusione di una vicenda tristissima che si lascia dietro tanto dolore ma anche, e soprattutto, tantissima rabbia.
Sulla vicenda proseguono le indagini della Procura di Rovigo. Si dovrà anche accertare se nel recente passato vi fossero stati segnali di violenze in famiglia. Vero è però che le stesse istituzioni fanno sempre più fatica ad approntare interventi adeguati e soprattutto a mettere in atto misure di prevenzione in casi come questi.

UNA VITA DOLOROSA

Significative durante l'omelia le parole dell'arciprete della cattedrale monsignor Antonio Donà secondo il quale l'ultimo parte di vita terrena di Giulia è stata una sorta di via crucis. «Una vita - ha puntualizzato il sacerdote - segnata da tante dolorose stazioni. Da tempo era costretta a muovere i suoi passi in questa situazione: cadeva e si rialzava. Arriva però il momento in cui uno non ce la fa più. Giulia non ce l'ha fatta. A noi invece pesa il fatto di essere arrivati in ritardo. Non ci può bastare di conoscere il colpevole di un delitto così grande. La giustizia deve fare il suo corso ma non può bastare. Questi fatti che stanno accadendo con una regolarità impressionante sono il frutto velenoso di un vivere sbagliato, di un modo distorto di valutare la donna e di concepire l'amore. Noi dobbiamo di cercare delle soluzioni per onorare Giulia e le altre vittime di femminicidio».
Lo Coco è rinchiuso nel carcere di Verona, indagato dalla Procura della Repubblica per omicidio premeditato, ha aggredito la moglie nel pomeriggio di martedì 8 ottobre nella loro abitazione di via Chieppara, nel quartiere Case Rosse. Sembra che Giulia, al termine dell'ennesimo litigio, avesse espresso la definitiva volontà di separarsi da lui. La 23enne, che si è spenta nove giorni dopo, il 17 ottobre, nel reparto di Terapia Intensiva dell'ospedale di Rovigo, lascia una bimba di soli quattro anni, ora affidata ad una struttura protetta.

Ultimo aggiornamento: 13:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA