Omicron, scoperto il "lucchetto" anti-Covid: blocca l'infezione. Apre a nuovo farmaco «contro tutte le varianti»

Martedì 10 Maggio 2022
Omicron, scoperto il "lucchetto" anti-Covid

Agisce come un lucchetto anti-Covid che, una volta chiuso, blocca il virus SarsCoV2 impedendogli di entrare nelle cellule e di infettarle. La scoperta - di un gruppo di ricerca dell'Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, che ha pubblicato il suo studio sulla rivista Nature Communications - potrebbe portare a un farmaco da somministrare in caso di infezione, potenzialmente efficace contro tutte le varianti del virus perché attacca la parte meno variabile della proteina Spike, l'artiglio molecolare che il virus utilizza per legarsi alle cellule bersaglio. 

 

Coperto il "lucchetto" anti-Covid

«Gli antivirali sono molto più complessi da realizzare rispetto agli antibiotici, è per questo che ne abbiamo molti meno», dice all'Ansa Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Roma Tor Vergata. «La maggiore complessità sta nel fatto che, mentre i batteri sono autonomi e con propri macchinari molecolari, i virus dipendono dalle cellule che infettano per sopravvivere», prosegue Novelli: «questo vuol dire che un farmaco antivirale deve colpire in qualche modo anche le nostre cellule e questo ne aumenta la difficoltà di progettazione».

 

 

 

I risultati dello studio

Tutte le cellule presentano, sulla loro superficie esterna, molecole di zuccheri che servono al riconoscimento ma costituiscono anche punti che il virus utilizza come porte di ingresso: è come se fossero serrature di cui SarsCoV2 - così come tutti i virus - possiede la chiave, cioè la sua proteina Spike. Il primo risultato ottenuto dagli autori dello studio è stato l'identificazione di varianti di questi zuccheri, chiamati 9-O-acetilati, che si legano in maniera molto più forte rispetto agli altri alla proteina del virus. I ricercatori hanno quindi pensato di sfruttare questa caratteristica per intrappolare il virus, utilizzando questi particolari zuccheri proprio come se fossero un lucchetto: queste molecole, infatti, si legano così strettamente alle proteine Spike da non permettere loro di legarsi a nient'altro.

La dimostrazione

Questo vuol dire che il virus non è in grado di entrare nelle cellule per infettarle e muore nel giro di 1-5 ore. «Si tratta di una dimostrazione elegante, ma al momento la strada verso un possibile farmaco è ancora molto lunga, si parla di anni», spiega Novelli. «I prossimi passi includono innanzitutto ulteriori studi preclinici - aggiunge - che includano altri modelli cellulari, altre varianti del virus, ma soprattutto il virus completo, perché inizialmente negli studi di laboratorio si usano sempre modelli di virus incompleti, con i quali si lavora più facilmente». Dopo questa fase, il gruppo di ricerca potrà poi passare alle sperimentazioni sui topi, per osservare se il meccanismo funziona in modo efficace anche all'interno di un organismo. Se i risultati si riveleranno soddisfacenti, si potrà infine partire con lo sviluppo di un farmaco antivirale, somministrato sotto forma di aerosol, che potrebbe rivelarsi utile anche per combattere altri virus che utilizzano meccanismi simili nell'attacco delle cellule.

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