Il virologo Giorgio Palù: «Covid non naturale? Non è un'eresia. Ci convivremo per generazioni»

Martedì 4 Agosto 2020
Il virologo Giorgio Palù: «Covid non naturale? Non è un'eresia. Ci convivremo per generazioni»

Il virologo Giorgio Palù, 71 anni, professore emerito all'Università di Padova ed ex presidente della Società europea di virologia, sta scrivendo un libro sui misteri del coronavirus: «Non va dimenticato - ricorda sulla 'Stampà - che viene dalla Cina, che è stato taciuto per mesi con la disattenzione dell'Oms e che anche nel 2002 per Sars-Cov-1 i cinesi stettero zitti a lungo». «Il sospetto che il ll Sars-Cov-2 non sia naturale non è un'eresia. Contiene innesti che possono arrivare dagli animali, ma anche dall'uomo».

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E ora cosa sta succedendo? «Che come nei fenomeni fisici la pandemia si sparge da est a ovest e da nord a sud, attenuandosi col caldo e riemergendo col freddo. E un coronavirus che infettala specie umana destinato a durare per generazioni. Ha una mortalità del 3,8% contando i positivi al tampone, ma dell'1,5 se si calcolano tutti i contagiati». «Lo scenario probabile è che rimanga senza diventare più virulento, coesistendo con l'uomo fino al vaccino o a un farmaco specifico. Questo non vuol dire che possiamo dormire sonni tranquilli».

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Come va inquadrato il ritorno dei contagi? «Sono episodi preoccupanti della lunga fase discendente della curva. Si tratta di focolai che fanno crescere i numeri. La tracciabilità va applicata per legge risalendo ai positivi senza limiti di privacy e quarantena per i contagiati con un tempo di replicazione di tre giorni, dovuti all'immigrazione e in alcuni casi autoctoni. Vengono dall'Africa, dai Balcani e dal Brasile. Tutti questi casi sono in gran pane asintomanci e in media under 40. Solo il 5 per mille finisce in rianimazione e rischia la morte, sopra i 75 anni».

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Per il professor Galli c'è più virus in Italia di quanto ne arrivi dall'estero. «Lui è un infettivologo, io un virologo e parlo di dati per cui i contagi dall'estero risultano rilevanti. C'è chi drammatizza e chi minimizza, io non faccio il tifo». Zangrillo del San Raffaele, citando il virologo Clementi, sostiene che il virus sia meno pericoloso. «Rispetto al virus iniziale di Wuhan, per la verità, quello che gira in Italia ha un'unica mutazione dimostrata che gli conferisce più contagiosità. Non sappiamo se successivi sviluppi lo abbiano reso meno virulento. Peri il momento dobbiamo pensare che ogni cambiamento non sia dovuto al virus, ma all'ambiente e alle protezioni, che è bene mantenere».

Come si sconfiggono i focolai? «Bisogna riempire di significato il prolungamento dello stato di emergenza. La tracciabilità va applicata per legge risalendo ai contatti dei positivi senza limiti di privacy e mettendo in quarantena i contagiati. La salute pubblica è un valore più importante dei diritti individuali», risponde Palù. La app Immuni va rilanciata? «Bisogna riproporla come obbligatoria e costringerei potenziali contagiati a sottoporsi agli esami». Tamponi veloci, test salivari e pungidito funzionano? «I tamponi veloci non sono ancora validati, ma così come i test sono meglio di niente negli aeroporti e allo sbarco degli immigrati».

Come vede il ritorno a scuola? «Come il bellissimo editoriale di Science, che dimostra come i bimbi trasmettano meno virus e infatti alcune nazioni come la Francia hanno mandato gli studenti a scuola con risultati positivi. Per il resto distanze, aerazione, insegnanti con la mascherina e studenti senza». Considerate difficoltà e ritardi cosa prevede? «Più il virus viene lasciato circolare più si rischia il ritorno della pandemia. E è chiaro che non vivremo normalmente fino al vaccino, che si troverà, ma ci vorranno due anni prima che sia disponibile per ruttata popolazione», conclude.

Ultimo aggiornamento: 12:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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