San Benedetto, Movida molesta, ora il Tar boccia il bar ribelle: «Deve chiudere alle 3 come gli altri»

San Benedetto, il Tar dà torto al bar che si ribellò all'ordinanza di chiusura del Comune contro la movida molesta
San Benedetto, il Tar dà torto al bar che si ribellò all'ordinanza di chiusura del Comune contro la movida molesta
di Alessandra Clementi
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Domenica 4 Settembre 2022, 02:50

SAN BENEDETTO - Tutti i bar devono chiudere alle 3 di notte, anche chi ha licenze che permettono di rimanere aperti 24 ore su 24. Il Tar ha rigettato il ricorso presentato da un bar della Riviera che si era opposto sia al provvedimento della Questura che all’ordinanza del Comune. 
 

Prosegue la battaglia delle forze dell’ordine e dell’amministrazione comunale contro la movida molesta. Tra i locali nel mirino anche un bar che questa estate continuava a tenere aperto il proprio locale tutta la notte nonostante l’ordinanza sindacale che fissa alle 3 la chiusura delle attività di somministrazione di bevande e alimenti. Nel luglio scorso la Questore di Ascoli aveva disposto la sospensione dell’attività di somministrazione di alimenti per 10 giorni nei confronti di questo bar che non aveva rispettato l’orario di chiusura. Da qui il ricorso al Tar da parte del locale, rivolto al Ministero dell’Interno quindi alla Questura e al Comune, chiedendo il risarcimento dei danni provocati dalla chiusura. L’ordinanza di chiusura era stata emessa a inizio estate dal sindaco Spazzafumo per fronteggiare il problema della movida molesta. La Questura si era mossa sulla base di questa ordinanza e delle segnalazioni pervenute alle forze dell’ordine da parte di residenti della zona che lamentavano disturbo della quiete pubblica. Il Tar si è pronunciato, nei giorni scorsi, spiegando che il ricorso va rigettato dal momento che il ricorrente aveva dalla sua parte diverse violazioni. È stato rigettato anche il ricorso presentato dallo stesso locale nei confronti del Comune e al riguardo il Tar ha spiegato come nella valutazione degli interessi debba essere ritenuto prevalente quello pubblico, destinato a prevenire e a contrastare fenomeni di disturbo alla civile convivenza e alla sicurezza urbana.

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