Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

San Benedetto, gli chalet all'asta
Ricci: "Le nostre imprese a rischio"

Giuseppe Ricci, al centro, con alcuni concessionari
Giuseppe Ricci, al centro, con alcuni concessionari
2 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Aprile 2016, 21:19
SAN BENEDETTO - “Siamo arrivati al punto di non ritorno”. Mentre cresce l'ansia della categoria nell'attesa del pronunciamento definitivo della Corte di Giustizia europea sulla legittimità della proroga al 2020 per la scadenza delle concessioni demaniali italiane (il verdetto è atteso per la fine di maggio), i segnali che gli operatori balneari colgono continuano a non essere positivi per la speranza di evitare le "aste" degli chalet. 
"La situazione è grave - spiega il presidente dell'Itb Giuseppe Ricci, che martedì era a Rimini assieme ad una dozzina di concessionari sambenedettesi per ascoltare il ministro Enrico Costa in un tavolo di lavoro pubblico organizzato sulla questione Bolkestein dall'onorevole Sergio Pizzolanti - anche la Regione Marche, che pure potrebbe lanciarci un salvagente con la ridefinizione dei confini demaniali, ha redatto un documento a favore del cosiddetto doppio binario. Continuo a sperare che non sia definitivo”. Soluzione pure appoggiata da molte associazioni di categoria, il "doppio binario" - ovvero evidenza pubblica da subito per l'assegnazione delle nuove concessioni, un periodo transitorio dalla durata tutta da definire prima dell'acquisizione delle strutture da parte dello Stato e successiva messa all'asta per le vecchie con o senza la possibilità di un indennizzo per il concessionario uscente - non piace per nulla all'Itb: "Noi non vogliamo perdere le nostre imprese - ribadisce Ricci - e continuiamo a dire che ci sono delle vie alternative: la sdemanializzazione con diritto di superficie e la possibilità di un riscatto dell'area". 
Nel frattempo il settore rimane nella piena incertezza del futuro: per l'Italia il problema è rimandato al 2020, termine della proroga alla scadenza delle concessioni che cadeva lo scorso 31 dicembre. Ma contro la proroga è stato presentato un ricorso, ora all'esame europeo e sul quale l'avvocatura generale ha già espresso un'opinione negativa che, temono gli operatori, preannuncia il verdetto definitivo. La nuova stagione balneare, insomma, potrebbe iniziare a concessioni scadute, con tutti i paradossi del caso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA