Il tempo per mettere il camice va retribuito: l'Asur versa un milione a 156 infermieri

Sabato 8 Maggio 2021 di Luigi Miozzi
Il tempo per mettere il camice va retribuito: l'Area vasta versa un milione a 156 infermieri

ASCOLI - Un milione di euro. Tanto ha dovuto versare l’Asur Marche nelle tasche di 156 lavoratori dell’Area vasta 5 che hanno visto riconosciuto dal tribunale il proprio diritto alla retribuzione del tempo necessario per indossare e svestire la divisa da lavoro all’inizio e alla fine del turno. A distanza di quasi sei anni, si è concluso l’iter giudiziario con gli ultimi due gradi di giudizio che hanno di fatto conformato quanto riconosciuto dal tribunale di Ascoli nel 2015. 

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La causa

La causa prese le mosse quando un folto gruppo di professionisti sanitari dipendenti dell’Area vasta 5 di Ascoli chiese al tribunale del lavoro di accertare il proprio diritto al riconoscimento di almeno dieci minuti sia all’inizio che alla fine del turno lavorativo, all’interno dell’orario lavorativo, per indossare e dismettere la divisa aziendale e di conseguenza, condannare l’Azienda sanitaria a corrispondere la relativa retribuzione. Nel loro ricorso, gli operatori sanitari riferivano di essere tenuti ad indossare e dismettere la divisa di lavoro all’interno della sede aziendale in apposite sedi. 
Gli adempimenti
Adempimento imposto da disposizioni igieniche legate alla natura dell’esercizio professionale e da direttive interne che necessitano di un periodo di tempo adeguato, all’interno del debito orario di lavoro. Un tempo che non era considerato orario di lavoro e quindi non retribuito. Di fatto, gli infermieri avevano evidenziato che non potendo cambiarsi a casa, da momento che sono obbligati a farlo all’interno della sede di lavoro sarebbero da ritenersi già in servizio e pertanto anche il tempo necessario per cambiarsi soggetto a retribuzione. La sentenza di primo grado, arrivata nel 2015, era stata confermata l’anno successivo dalla corte d’appello di Ancona. Si tratta di un successo anche per il NurSind, il sindacato che in tutti questi anni è stata al fianco dei lavoratori e li ha sostenuti nella loro battaglia e che, nel 2017, era riuscito ad ottenere un incontro con i vertici aziendali che avevano manifestato l’intenzione e si erano impegnati a procedere alla liquidazione degli arretrati e alla applicazione delle sentenze entro il mese di marzo del 2018. Ma, giunti alla fine del 2020, nessun impegno era stato mantenuto e così si è dato seguito al procedimento giudiziario che dopo sei anni di battaglie a colpi di carta bollata e davanti a colpi di sentenze dei giudici si è ora concluso con il versamento di un milione di euro ai 156 dipendenti. 
La vittoria
«Ci riteniamo soddisfatti, abbiamo lottato a lungo. Una vicenda che finalmente ha trovato il suo lieto fine per tanti professionisti sanitari - commenta Maurizio Pelosi, segretario territoriale NurSind di Ascoli Piceno e Fermo - in un momento storico in cui gli infermieri si sono scoperti essere fondamentali nella gestione delle emergenze e nella protezione della comunità, come dimostrato in questi mesi, il risarcimento ottenuto è la giusta ricompensa per quanti ci hanno creduto. Ringraziamo l’avvocato Carmine Ciofani per aver messo a disposizione degli infermieri la sua professionalità». 

 

Ultimo aggiornamento: 19:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA