ANCONA Ci sono quattro nuovi indagati per la strage alla Lanterna Azzurra di Corinaldo. Ne hanno dato atto i pm titolari dell’inchiesta, Valentina Bavai e Paolo Gubinelli, nel corso del dibattimento attualmente in corso per scandagliare eventuali responsabilità amministrative legate al disastro avvenuto l’8 dicembre del 2018, quando morirono cinque adolescenti, una mamma di 39 anni e rimasero ferite più di 200 persone.
L’ipotesi accusatoria
Alla luce della testimonianza del consulente della procura, nel mirino sono finiti i componenti della Commissione di Vigilanza che nel 2014 aveva avviato la pratica per dare poi parere favorevole al rilascio della licenza di agibilità al locale di via Madonna del Piano.
Le modifiche
I quattro sono stati inseriti nel registro degli indagati anche alla luce della modifica del capo d’imputazione del processo in corso, che ha allargato l’arco temporale delle contestazioni, soprattutto in riferimento a tre imputati, componenti della Commissione del 2017: l’ex sindaco di Corinado Matteo Principi, Massimiliano Bruni, perito esperto in elettronica, e Massimo Manna, responsabile dello Suap. Per i pm, i tre, dopo due riunioni della Commissione di Vigilanza tra febbraio e maggio 2014, «con successivo sopralluogo nella struttura, omettevano di verificare e/o riscontrare le condizioni di irregolarità e di pericolo per gli utenti in cui versava il locale». Sempre per i due pm «tali false attestazioni e omissioni consentivano» il rilascio «della licenza di agibilità in data 30.5.2014 da parte del SUAP», finalizzata al rilascio il 20 ottobre del 2017 alla licenza di pubblico spettacolo alla Magic srl, società che gestiva la Lanterna Azzurra. Capo d’imputazione modificato anche per Maurizio Magnani, tecnico della famiglia Micci, proprietaria dell’immobile. Sulla Lanterna avrebbe presentato un progetto tecnico, poi approvato, con «uno stato difforme dal vero».
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