Finisce l'incubo di una donna perseguitata e umiliata, l'ex condannato a tre anni e otto mesi

Sabato 12 Giugno 2021 di Federica Serfilippi
L'aula di tribunale in una foto di repertorio

ANCONA - «Ho vissuto l’inferno a causa del mio ex, ora spero che la sentenza del tribunale possa essere per me un nuovo inizio». Le parole di una 45enne anconetana, parte civile al processo che vedeva sotto accusa il suo ex per violenza sessuale e stalking.

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L’uomo, dipendente di una ditta che opera alla Fincantieri, è stato condannato dal collegio penale a scontare tre anni e otto mesi di reclusione. Alla donna, assistita dall’avvocato Alessandro Rocco, andrà un risarcimento di 25mila euro.

I provvedimenti
L’imputato, difeso dal legale Nicoletta Pelinga, era stato relegato ai domiciliari dalla Squadra Mobile nell’agosto del 2020 dopo sette denunce presentate dalla vittima. In precedenza, aveva subito l’ammonimento orale del questore. Attualmente, su di lui pende il divieto di avvicinarsi alla ex. I fatti vanno dall’autunno del 2018, momento della fine della relazione, alla notifica della prima misura cautelare stabilita dal gip.

In mezzo, ci sarebbero stati pedinamenti, raffica di messaggi, chiamate, appostamenti continui nei luoghi frequentati dalla donna: dal supermercato, al posto di lavoro, passando per i locali dove era solita andare. «Me lo trovavo ovunque, mi stava addosso come un falco» ha ricordato la 45enne. «È stata un’escalation continua, passava da un “love bombing” fortissimo a una serie di svilimenti, ingiurie e minacce di morte».


Le accuse 
Un giorno, stando a quanto raccolto nell’informativa della polizia, l’uomo (coetaneo dell’ex e di origine pugliese) avrebbe anche praticato un’inversione sulla Flaminia dopo aver intercettato sull’altra corsia l’auto della 45enne. La procura contestava anche sputi contro la parte lesa, aggressioni con tanto di mano stretta al collo di lei e minacce di ritorsioni verso chiunque fosse stato in compagnia dell’ex.

Erano contestati quattro episodi di molestie sessuali: per due è arrivata l’assoluzione, per altrettanti (novembre 2019) la condanna. Si trattava di palpeggiamenti e baci strappati contro la volontà della 45enne, la quale era arrivata a girare in strada con un registratore audio per annotare eventuali incontri sgraditi con l’imputato.


Quest’ultimo ha sempre respinto le contestazioni: non si sarebbe trattato di stalking e gli abusi non sarebbero mai avvenuti, essendo stati atti consensuali. «Quello che ho passato non si augura a nessuna donna – ha detto la vittima -. Ho affrontato un percorso estenuante, nel corso del processo è stato duro rivivere tutto, ma alla fine ho provato sollievo. Mi sono sentita riconosciuta e protetta dallo Stato».

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