Elica si impegna a mantenere in Italia i prodotti di punta: c'è la riduzione di 145 esuberi

Giovedì 2 Settembre 2021
Elica si impegna a mantenere in Italia i prodotti di punta: riduzione di 145 esuberi

FABRIANO -  Prove concrete di intesa tra Elica e sindacati. E adesso diventa sempre più importante un intervento del ministero dello Sviluppo economico, con tanto di risorse, per costruire un progetto adeguato a salvaguardare l’occupazione e il patrimonio industriale. Ieri, al tavolo territoriale svoltosi in Confindustria, l’azienda si è impegnata a mantenere in Italia la produzione di Tesla, prodotto simbolo e di punta di Elica.

 

Un primo passo rilevante, secondo le organizzazioni sindacali, sebbene ci sia ancora molto da fare per arrivare a un accordo. «Rimane ancora troppo alto il numero delle persone che rischiano di essere escluse dal ciclo produttivo – spiega il coordinamento unitario di Fim, Fiom e Uilm del Gruppo Elica – e una parte importante di modelli di alta gamma e assimilabili continua a essere ritenuta insostenibile dal management, ma comunque potrebbe essere oggetto di valutazione. Questo diminuirebbe di molto l’impatto occupazionale e significherebbe che i modelli Top del business tornerebbero a essere prodotti quasi totalmente in Italia. Tutto ciò, unito a un vero piano di investimenti, permetterebbe di provare a intraprendere un percorso significativo».

L’azienda sottolinea che «per mantenere l’efficienza organizzativa, per lo stabilimento di Mergo sono state selezionate famiglie di prodotto di alta gamma, caratterizzate da elevata specializzazione e qualità di manodopera, cioè i prodotti Made in Italy, per i quali Elica è famosa in tutto il mondo. Inoltre, auspicando l’esercizio del ruolo pubblico da parte del Mise, abbiamo dato disponibilità a mantenere in Italia la produzione del piano aspirante Nikola Tesla. Grazie a tutto ciò, si riuscirebbe a ridurre il numero di persone coinvolte nel piano industriale di 145 unità». In attesa della convocazione del tavolo al Mise, ipotizzata entro la prima decade di settembre, nei siti di Mergo e Cerreto d’Esi rimane lo stato di agitazione. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA