«Aiutiamo i nostri parenti malati» e svuotano il conto dei nonnini: sorelle-badanti finiscono a processo

Martedì 4 Maggio 2021 di Federica Serfilippi
Il tribunale di Ancona

ANCONA - Soldi spillati a una coppia di anziani con la scusa di dover mandare aiuti ai parenti malati in Romania. È con l’accusa di concorso in circonvenzione di incapace che ieri mattina sono state rinviate a giudizio due sorelle romene, di 45 e 48 anni. Dovranno affrontare il processo il 9 febbraio del 2022. Stralciata la posizione di una terza indagata (connazionale delle due imputate) per cui il giudice ha disposto le ricerche per rintracciarla, essendo nel frattempo divenuta irreperibile sul territorio italiano.

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Anche lei, nelle vesti di badante, avrebbe “succhiato” soldi agli anziani, deceduti nel corso delle indagini e all’epoca dei fatti residenti a Falconara. Stando a quanto emerso nel corso dell’inchiesta, avviata nel 2015, le romene (difese dagli avvocati Silvia Roccoletti e Gabriele Galeazzi) si erano inserite nel contesto familiare delle vittime per aiutarle nelle faccende quotidiane e assisterle come badanti. 


Per la procura avrebbero dedicato il loro tempo a spillare soldi alla coppia con una messinscena: gli inquirenti hanno ricostruito come il conto corrente delle vittime sia stato spolpato con la scusa assunta dalle indagate di avere parenti malati in Romania. I soldi chiesti – secondo quanto emerso - sarebbero stati finalizzati a pagare le cure per medicine, terapie e interventi chirurgici d’urgenza. A favore delle tre domestiche sarebbero stati firmati assegni, ma anche transazioni con money transfer per veicolare i soldi all’estero. La procura contesta anche diversi prelievi al bancomat con le carte di credito degli anziani. Per quanto riguarda gli assegni, la somma “estorta” si aggira a poco meno di 6mila euro. Con il servizio di money transfer sarebbero stati trasferiti circa 12mila euro. Gli anziani avrebbero anche concesso prestiti per 1500 euro ai familiari delle tre romene. 


Per la procura, inoltre, i contanti prelevati al bancomat sarebbero stati prevalentemente utilizzati dalle badanti per i loro bisogni personali (come ricaricare il credito dei telefonini e il pagamento del bollo e dell’assicurazione delle loro auto) e non per soddisfare le richieste degli assistiti. Le difese rigettano le accuse, sicure di poter smontare l’impianto investigativo nel corso del dibattimento. 

 

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