La tragica notte della Lanterna Azzurra di Corinaldo: «Morti come allo stadio Heysel»

La tragica notte della Lanterna Azzurra di Corinaldo: «Morti come allo stadio Heysel»
​La tragica notte della Lanterna Azzurra di Corinaldo: «Morti come allo stadio Heysel»
di Federica Serfilippi
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Sabato 19 Novembre 2022, 03:55 - Ultimo aggiornamento: 07:43

ANCONA «Manda a Corinaldo più squadre possibili, qui è un disastro». Il dibattimento per la strage di Corinaldo, filone dei colletti bianchi, è iniziato con la registrazione della chiamata con cui Fabrizio Solazzi, vigile del fuoco fuori servizio, sollecitava i colleghi a mandare rinforzi alla Lanterna Azzurra perché la situazione, la notte dell’8 dicembre 2018, era «agghiacciante».

Il racconto

«Sono corso lì - ha testimoniato ieri Solazzi - perché c’erano le mie figlie, la più grande mi aveva chiamato perché non trovava più la sorella. Quando sono arrivato (poco dopo l’una e aver abbracciato le figlie, ndr) ho chiamato la mia centrale e ho aiutato il 118: c’erano solo due ambulanze, la situazione era ingovernabile, abbiamo provato a rianimare tutti». Nell’audio si sente anche: «Fai venire l’ufficiale che questa discoteca la facciamo chiudere». «Perché ho detto così? Tutte quelle persone non potevano stare nel locale» ha detto il vigili del fuoco rispondendo alle domande dei pm. Sempre toccando il tasto della capienza: «Una delle mie figlie era entrata pagando all’ingresso, ma non aveva ricevuto il biglietto, solo un braccialetto. Ha detto che da una porta non la facevano uscire, doveva andare all’uscita numero 3», quella del crollo della balaustra.

A testimoniare anche i medici del 118, accorsi a Corinaldo quella tragica notte. La prima chiamata dalla centrale operativa era partita per le reazioni dei presenti allo spray al peperoncino. «Quando arrivammo lì - ha detto il dottor Francesco Camerlingo, della postazione di Senigallia - c’era un torrente di persone che si muoveva verso di noi. Era uno stadio. Una volta aperto lo sportello dell’ambulanza, i ragazzi ci hanno letteralmente prelevato e portato in un punto più vicino alla discoteca dove ho visto dei corpi a terra. Alcuni erano in agonia, altri senza vita. I ragazzi vivi chiedevano aiuto, erano nel panico».

«Utilizzate tutte le bombole che avevamo»

La seconda ambulanza era partita da Arcevia, coordinata dalla dottoressa Carla Sebastianelli: «C’era folla, tantissima gente che urlava e piangeva. Quando siamo arrivati c’erano 5 corpi senza vita e una donna (Eleonora Girolimini, ndr) che stavano provando a rianimare in ambulanza». Molti ragazzi erano rimasti privi di ossigeno: «Utilizzammo tutte le bombole che avevamo». Le lesioni maggiori erano ipossia e traumi da schiacciamento: «Come all’Heysel» la similitudine del medico.

In udienza c’erano gli amici della 15enne Benedetta Vitali, una delle 6 vittime. Hanno portato una maglietta con la foto della ragazza e la scritta: «Sono e sarò sempre con voi, non dimenticatemi mai. Ciao Beba». Alcuni erano a Corinaldo quella notte: «Eravamo tutti insieme, ci stavamo divertendo. Poi ci siamo trovati da soli a vivere un incubo. Perchè siamo qui in tribunale? Anche se non è possibile rimarginare la ferita, vogliamo chiudere un capitolo, se lo meritano le famiglie delle vittime che sono qui ogni volta e si vedono sempre prolungare i tempi della giustizia».

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