Un’ora di attesa alle Poste per il ritiro delle pensioni: anziani in fila sotto l’acqua

Venerdì 27 Marzo 2020
Un’ora di attesa alle Poste per il ritiro delle pensioni: anziani in fila sotto l’acqua

ANCONA -  «È come stare in guerra, anzi è peggio. Io l’ho vissuta: ricordo che avevo paura, ma poi sarebbe finita. Il virus invece no: non sai se e quando se ne andrà». Norina Bontempi è un’arzilla nonnina di 87 anni. Si ripara dalla pioggia sotto i portici di via Benedetto Croce mentre fa la fila per entrare alle Poste. È il primo giorno di pagamento delle pensioni da quando è scattato il lockdown: gli ingressi sono scaglionati, l’accesso ieri era consentito solo a chi ha il cognome che comincia con la A o con la B (oggi si proseguirà con la C e la D, domani dalla E alla K, e via fino al 1° aprile). Fuori fa freddo, ma Norina resiste, protetta da uno sciarpone, una mascherina e guanti di lattice al posto di quelli di lana. 

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«È la prima volta che esco da quasi un mese, sto chiusa in casa come un riccio - racconta -. Sono sola, mia figlia vive a San Marino, ho un nipote che mi porta la spesa e la lascia davanti alla porta. Ho troppa paura del contagio perché ho amici all’ospedale. Stare in casa è una fatica: ho quasi perso l’abitudine di camminare. Passo il tempo a pulire, fare le faccende e ascoltare la musica in radio. La tv? Non l’accendo più: danno sempre brutte notizie, preferisco non sentirle». Qualcuno intanto borbotta fuori dall’ufficio postale: non si capisce bene come funzioni l’ordine di ingressi, non ci sono numeri da staccare, il salto della fila è uno sport praticato anche al tempo del Coronavirus. L’assalto alle Poste è cominciato al mattino presto. 

 

La situazione più critica si è presentata in piazzale Loreto. C’è chi è rimasto in coda per più di un’ora prima di accedere a uno dei tre sportelli aperti al pubblico, ma gli assembramenti sono stati evitati perché sotto i portici i clienti hanno sempre prestato attenzione al rispetto del metro di distanza obbligatorio. «Sono qui da mezz’ora e ancora sto in fila - dice Enzo Vicini, ex dipendente della Sip -. Sono venuto a ritirare la pensione di mia moglie che non mette più la testa fuori di casa. Esco io al suo posto, giusto per l’essenziale: la spesa, la farmacia. Questa è peggio di una guerra perché il nemico è invisibile, non sai dove si nasconde, ma il Governo l’ha presa alla leggera: doveva chiudere tutto sin dall’inizio, come ha fatto la Cina. E invece, siamo messi male: se va bene, usciremo di casa tra un mese». Più avanti c’è chi protesta: «Un’ora di attesa per spedire un pacco - dice una signora -, io devo tornare a lavorare all’ospedale, hanno bisogno di me. E poi mi chiedo: si può far aspettare tutti questi anziani qui fuori al gelo?». File più contenute a Brecce Bianche e in via Maratta, mentre alle Poste centrali di largo XXIV Maggio la mattinata è scivolata via senza intoppi. 

«Abbiamo attivato tre sportelli in più per velocizzare il flusso - spiega la direttrice Catia Antonini -, sempre nel rispetto delle distanze tra i dipendenti e tra i clienti. Ci hanno messo a disposizione tutti i presidi, mascherine, guanti monouso, gel per le mani e pannelli in plexiglass salvarespiro. La situazione è stata regolare, anche perché all’ingresso è sempre presente una persona incaricata di regolare gli accessi. L’invito che facciamo è di concentrare il più possibile le operazioni in una sola visita e sfruttare i servizi online». Oppure bisognerebbe fare come la signora Giovanna, nonnina tecnologica, che a 80 anni è abituata ad utilizzare il bancomat: «La pensione la ritiro sempre allo sportello automatico, almeno non faccio la fila» ci dice mentre effettua il prelievo all’ufficio postale di Torrette. Anche qui la giornata è trascorsa senza difficoltà grazie allo scaglionamento per lettere. «L’attesa è stata minima - conferma il signor Marco Bartolucci -. Questa è la prima volta che esco dopo due settimane: vivo in campagna, mi sono messo in quarantena volontariamente. Tocca fare così per essere sicuri di non prendere il virus». 

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