Fallimento Santarelli, relazione choc: il maxi debito ammonta a 299 milioni

Domenica 22 Marzo 2020
Gli appartamenti all’ex Umberto I nel patrimonio di Santarelli

ANCONA - I curatori fallimentari nominati dal giudice Pietro Merletti (Gianni Silvestri, Filippo Di Leonardo e Mario Volpi), tre esperti professionisti che vantano una indiscussa esperienza nel settore, hanno ricostruito tutta la complessa situazione patrimoniale dell’impresa ascolana Saco (Santarelli costruzioni) al fine di poter quantificare con precisione l’ammontare del debito accumulato.

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La relazione è stata consegnata in tribunale e la cifra è da capogiro: il passivo complessivo ammonta a 299 milioni di euro (135 circa con Banca Marche). A questo punto i tre curatori fallimentari sono in grado di iniziare a predisporre il programma di liquidazione indicando anche le modalità con cui si intenderà onorare i creditori. Un procedimento che si annuncia molto lungo considerando che a fronte di un passivo esorbitante ci sono anche molte proprietà dell’impresa Saco che dovranno essere stimate per poi essere messe all’asta. Una procedura, considerati i lunghi tempi della giustizia, che potrebbe durare molti anni.

Il fallimento della storica impresa di costruzioni ascolana, era stato decretato dal tribunale di Ascoli alla fine del novembre scorso. Ad accelerare questo doloroso provvedimento era stato lo stesso titolare che a sorpresa, un paio di settimane prima, aveva ritirato la domanda di concordato presentata agli inizi di settembre. Proposta con la quale il cavaliere del lavoro, l’architetto Pietro Santarelli, intendeva fare fronte alle richieste dei creditori. Essendo già stata presentata, a suo tempo, un’istanza di fallimento, la sentenza del giudice era pertanto inevitabile.
Il patrimonio 
Inizialmente, per fare fronte al pesante passivo accumulato nel corso degli anni, la Saco aveva messo a disposizione un ingente patrimonio di immobili e aree edificabili situati su tutto il territorio nazionale per soddisfare almeno in parte i creditori. Una massa patrimoniale stimata in circa 130 milioni di euro costituita da appartamenti di pregio nel quartiere San Lorenzo a Roma, da quelli di Guidonia, quelli realizzati ad Ancona in zona Cardeto con la riqualificazione dell’ex ospedale Umberto I, per proseguire con quelli di Fermo, oltre a 200 piccole unità immobiliari consistenti per lo più in frustoli di terreno, posti auto e garage. Ad aprile scorso, quando il passivo della società aveva raggiunto i circa 250 milioni di euro (135 con i prestiti di Banca Marche), Pietro Santarelli in qualità di amministratoredell’impresa Saco si era rivolto al tribunale di Ascoli per chiedere il concordato in bianco al fine di congelare eventuali azioni giudiziarie da parte di qualche creditore. 

Nel frattempo, il tribunale di Ascoli aveva nominato tre commissari con un piano di salvataggio al Fondo americano Cerberus che detiene la maggioranza dei debiti dell’azienda ascolana che però venne respinta. Bisogna sottolineare che Pietro Santarelli ha tentato tutto il possibile per salvare l’impresa che fu dei suoi avi, ma si è schiantato contro il muro eretto dal fondo americano che ha respinto le sue proposte e così alla fine, purtroppo, ogni tentativo si è rivelato vano dal momento che il colosso finanziario statunitense ha ritenuto che non vi fossero le condizioni per poter proseguire.

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