Insulti, minacce e pretese, lo sfogo di una dottoressa del punto vaccini: «Dovete avere rispetto per noi medici»

Lunedì 12 Aprile 2021 di Stefano Rispoli
Il centro vaccini del Paolinelli

ANCONA - «Noi veniamo in pace e vorremmo che lo faceste anche voi». E invece no. Ci sono persone che si presentano al Paolinelli «senza nemmeno rispondere al buongiorno, chiedendo: “Che vaccino me fate? Cosa ch’avete oggi?”» e altre che «stanno un’ora a recriminare sul sistema e su quello che la tv dice», tra improperi e giudizi «che prontamente iniziano con “io non sono medico, ma ho letto, ho sentito...». È lo sfogo di una dottoressa che presta servizio al centro vaccini della Baraccola e ha affidato a Facebook il suo flusso di pensieri. 

 

 
«Quando ti accomodi sulla seduta di fronte a me, ti invito a farlo senza arroganza, pretesa, inciviltà, rabbia - scrive -. Ricordati che non sto lì a vendere le pere e le mele, ma accolgo la tua volontà di ricevere la possibilità di immunizzarti e di evitare che ti possa ammalare di Covid. Quindi siediti, cortesemente rispetta il mio ruolo, mettimi nella condizione di poter fare il mio lavoro, predisponiti all’ascolto così come faccio io con te e accogli le mie risposte. Dopodiché, sempre con garbo, accetta o rifiuta l’idoneità che ti propongo sulla base delle tue condizioni di salute in confronto a quelle degli altri. Ci sono disposizioni a cui devo attenermi per cercare di far stare bene tutti e non solo te». 
È dura la vita del medico vaccinatore: ogni giorno si scontra con la paura, la titubanza, spesso l’ignoranza del cittadino. «Insulti, minacce, scorrettezze non fanno parte della mia professione e soprattutto della mia persona. Non vedo quindi perché dovrei giustificare i tuoi - continua la dottoressa dell’hub del Paolinelli -. Il mio operato è quello di vaccinare, non di convincere, non di difendermi». E poi, ecco i furbetti del vaccino, quelli che saltano la fila o tentano di inserirsi in lista, pur non avendone diritto. «I furbi con me hanno vita breve: sarò sempre corretta e inflessibile sulla base di quello che riteniamo sia opportuno fare - scrive la dottoressa -.Sai cosa c’è dietro ai tuoi due passi che fai con il bigliettino in mano? C’è studio, aggiornamento continuo, pazienza, 700 persone al giorno, tavoli di diluizioni, scongelamenti, dati da inserire, anamnesi da fare, moduli da controllare, analisi, farmaci, patologie da valutare, emergenze, somministrazioni, controlli, prenotazioni, richieste, accettazioni, rispetto dei tempi e dei turni, file di persone a fine turno da consolare, attese di forniture, controllo della refrigerazione, presenza per chi ha attacchi di panico, parole di conforto. Ecco perché se dopo quel tempo che ti dedico e che non viene apprezzato, non noti più il mio sguardo su di te è perché l’ho già rivolto a quell’utente, magari in carrozzina, che aspetta la dose che non vuoi tu». 

 

Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA