Ancona, mancano le protezioni alla task force per i tamponi a domicilio. «Eseguita una sola visita delle sei previste»

Martedì 7 Aprile 2020
L'esame del tampone
ANCONA - Mancano i camici e il servizio dei tamponi a domicilio parte subito zoppo ad Ancona. La carenza di dispositivi di protezione ha determinato uno start a singhiozzo per l’Unità speciale di continuità assistenziale (Usca) del Crass, una delle squadre create dall’Asur Area Vasta 2, in ottemperanza alla delibera regionale che ha recepito il decreto legge per garantire cure direttamente a casa per i casi accertati o sospetti (ma non gravi) di Coronavirus. Per quanto riguarda il distretto di Ancona Centro (a cui farà seguito quello di Ancona Nord) il servizio è cominciato ieri mattina, ma subito con un intoppo. «Alle 8 le due squadre operative avevano una sola tuta di protezione perché gli altri camici a disposizione non garantivano una copertura integrale: ne avevo un altro in ambulatorio e l’ho consegnato al team» racconta la dottoressa Cinzia Calzolari, uno degli 8 coordinatori delle Usca del distretto anconetano che, con una reperibilità telefonica di 12 ore (8-14 e 14-20) e 7 giorni su 7, hanno il compito di rispondere alle richieste pervenute dai medici di base che segnalano i casi sospetti o da seguire. «Per offrire un servizio serio, abbiamo calcolato un massimo di 20 visite al giorno per distretto» spiega la dottoressa Calzolari. Una quindicina le richieste pervenute ieri al Crass: di queste, 6 sono state giudicate meritevoli di visita domiciliare. Per legge, va istituita un’Usca ogni 50mila abitanti. Nell’ambito dell’Area Vasta 2, spiega il direttore Giovanni Guidi, «sono operative quelle di Ancona, Chiaravalle, Osimo, Senigallia, Jesi e, nelle prossime ore, Fabriano. © RIPRODUZIONE RISERVATA