Chalet a fuoco, otto domande per un giallo: buio sulle cause, allarmi in ritardo, zero testimoni. Dopo 72 ore di indagini restano solo interrogativi

Martedì 2 Giugno 2020 di Stefano Rispoli
Chalet a fuoco, otto domande per un giallo: buio sulle cause, allarmi in ritardo, zero estimoni. Dopo 72 ore di indagini restano solo interrogativi
Quali sono le cause del rogo? Un corto circuito, un sovraccarico energetico, un elettrodomestico difettoso, una disattenzione, un apparecchio lasciato acceso.Oppure è dolo? Uno sgarro, una vendetta? E se fosse, perché? 

«È davvero un giallo l’incendio che ha cancellato SpiaggiaBonetti proprio all’inizio della stagione balneare e a un anno dall’inaugurazione. I carabinieri del Norm, guidati dal comandante Vittorio Tommaso De Lisa, sono al lavoro da 72 ore alla ricerca di un qualsiasi indizio che possa orientare l’inchiesta, coordinata dal pm Marco Pucilli, verso una direzione precisa. S’indaga a 360 gradi. «Tutte le ipotesi restano aperte», suggeriscono fonti investigative. Per questo non può essere trascurato nulla». 

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Nel caso di rogo accidentale, come è possibile che abbia bruciato fino a divorarlo uno chalet nuovo?
«È questo il dubbio che attanaglia gli inquirenti e li porta a credere - o quantomeno a non escludere - che dietro all’inferno scoppiato sabato notte possa esserci qualcos’altro. Si fa fatica a credere che uno stabilimento balneare ristrutturato da cima a fondo un’estate fa ora non esista più per un malfunzionamento o un guasto, anche perché gli impianti elettrici erano tutti a norma, dotati di salvavita, piano cottura e celle frigorifere erano tutti collegati a una propria presa di sicurezza. Inoltre il titolare, Paolo Bonetti, ha assicurato di aver spento tutto, il pomeriggio prima, quando, attorno alle 18, insieme ai collaboratori ha deciso di tornare a casa perché pioveva e tutte le prenotazioni per la sera erano state annullate. In attesa delle risposte dell’Enel sull’orario in cui è saltata la corrente, l’unica spiegazione logica può essere legata al fatto che lo chalet era fermo da un anno e il ristorante aveva ripreso a lavorare da pochi giorni: forse un problema tecnico legato alla pausa prolungata?»

A che ora è scoppiato l’incendio? 
«Anche questo è un dilemma. All’inizio si ipotizzava attorno alle 5 perché un pescatore, di passaggio nella baia, ha riferito di non aver notato nulla di strano poco prima. Altri suoi colleghi hanno detto di aver visto del fumo verso le 5,30. Ma gli investigatori e i vigili del fuoco ritengono impossibile che il rogo, nel giro di poco tempo, possa aver distrutto tutto: l’ipotesi è che si sia sviluppato sotto traccia, partendo ad esempio dalla cucina, diverse ore prima, in ogni caso dopo la mezzanotte». 

Perché l’allarme è scattato solo alle 6,30?
«Precisamente, la prima chiamata al 115 è arrivata alle 6,36: era quella di un grossista sceso nella baia per consegnare delle casse di bibite». 

Possibile che nessuno si sia accorto prima dell’incendio? 
«Strano che, se il rogo davvero è divampato verso l’una, nessuno abbia scorto lo chalet in fiamme fino alle 6,30, nemmeno i pescatori dal mare. Un incendio tanto devastante è passato inosservato nella notte. Forse la pioggia ha contribuito a contenere le fiamme. Ma anche questo Sos in ritardo è strano».

Ci sono prove dalle telecamere? 
«È ancora presto per dirlo. L’analisi non è stata ancora completata: ci sono ore e ore di registrazione da analizzare. Ovviamente, stiamo parlando dei filmati acquisiti dalle telecamere di altri locali, come Giacchetti e il Plaza, ma anche di qualche villetta privata. Le spycam di SpiaggiaBonetti si sono liquefatte nell’incendio, come anche i dvr interni. L’unica sopravvissuta è una webcam posta a una certa altezza che, però, non registra e inquadra il mare. Ogni veicolo di passaggio per le strade di Portonovo, dalla mezzanotte in poi, verrà rintracciato».

Fornirà qualche elemento utile la relazione dei vigili del fuoco? 
«La speranza è questa. I vigili del fuoco sono i primi a riconoscere che, arrivati a chalet ormai distrutto, non certo per colpa loro, è quasi impossibile pensare di risalire all’origine del rogo: ogni traccia probabilmente è andata persa, ad essere fortunati si può stabilire da dove è partito e in quale direzione si è propagato. Tuttavia, elementi che facciano propendere per una causa accidentale, colposa o dolosa, non sono stati rinvenuti al momento. Né la relazione è stata ancora consegnata».

Possono esserci altri testimoni oltre quelli già sentiti? 
«Le escussioni, in realtà, sono continuate anche ieri. I carabinieri stanno ascoltando persone vicine a Bonetti: i suoi familiari, i dipendenti, gli amici, i fornitori, persone che hanno con lui rapporti di lavoro e non solo. Sono stati sentiti i pescatori transitati nella baia quella notte, gli operatori vicini e alcuni residenti. Nessuno ha fornito informazioni in grado di dare un guizzo alle indagini». Ultimo aggiornamento: 17:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA