Minaccia choc al cronista da un bullo in centro: «Abbassa lo sguardo o io ti ammazzo»

Domenica 21 Giugno 2020 di Stefano Rispoli
Le fioriere danneggiate dai vandali in via degli Orefici ad Ancona

ANCONA - Il lockdown è un po’ come il Grande Fratello: una pentola a pressione che esaspera sentimenti e frustrazioni. La scoperchi e si scatena il caos. Lì dentro hanno bollito per tre mesi le mele marce, quelle che, da quando è scattato il “liberi tutti”, stanno avvelenando la movida. Non hanno altra valvola di sfogo, i bulli della fase-3: prima della pandemia erano le discoteche, ora sono le piazze, i luoghi d’aggregazione all’aperto, i pub.
La minaccia è reale, siamo tutti sotto tiro: anche chi scrive, venerdì sera, si è trovato faccia a faccia con il lato peggiore del disagio giovanile. Non siamo ai livelli del knockout game, quel folle “gioco” per cui si prende a pugni un passante a caso, così, per ridere. Però ci siamo vicini. Perché davvero senza un motivo al mondo un ragazzetto dall’accento anconetano - sui 18-20 anni -, a passo spedito in corso Garibaldi, ha cambiato apposta direzione per avvicinarsi a brutto muso al tavolo del cronista che sorseggiava una birra con amici all’esterno di un locale. «Ci conosciamo?», ha chiesto in malo modo. Risposta: «No». Seconda domanda, più ruvida: «E allora che c... mi guardi?». Brivido. Occhi sgranati dai tavoli attorno: tutti inermi, increduli. Poi la minaccia: «Devi abbassà lo sguardo perché io te spacco la faccia, capito? T’ammazzo».

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Lo sgomento
In questi casi, le strade sono due: tacere o reagire. La scelta è ricaduta sulla prima: meglio non cedere alle provocazioni, si rischia una finaccia, com’è successo al 17enne pestato al porto antico nell’ultima Notte Bianca, a settembre, da un balordo che ha adottato una tecnica simile (vuoi vedere che è la stessa persona?). E infatti, il tizio se ne è andato senza aggiungere altro, accompagnato dal borbottio e dallo choc dei presenti. «Non può essere vero», è il commento dei presenti. Sliding doors: e se ci fosse stato qualcun altro, meno diplomatico? La violenza surreale, un’oretta dopo, ha rischiato di concretizzarsi in piazza del Papa. Protagonista, lo stesso teppistello che, raccontano i carabinieri intervenuti intorno all’1,30, ha passato il tempo ad attaccar briga con chiunque, nonostante la presenza dei bodyguard. Lui non ama essere osservato. Basta un incrocio di sguardi e la tensione sale alle stelle. Probabilmente è una strategia studiata a tavolino per cercare la rissa, come le tre esplose nella piazza nelle ultime due settimane. 

Stavolta è andata bene: il bulletto è sparito prima che arrivassero i militari del Norm, a cui è arrivata una pioggia di telefonate. Il segreto per contenere gli eccessi del post-lockdown è proprio questo: collaborare con le forze dell’ordine, isolare le mele marce e denunciare i pochi che, con le loro alzate d’ingegno, finiscono per penalizzare tutti. Ne sanno qualcosa in piazza del Papa, dove gli operatori fanno il massimo e hanno addirittura assoldato la vigilanza privata per garantire la sicurezza. Certo, impedire gli assembramenti è complicato, così come è difficile convincere i giovani a girare con la mascherina (l’80% venerdì non la indossava, se non dentro i locali). E poi il radar dei controlli non può arrivare dappertutto. Basta uscire dal perimetro della piazza per rendersi conto della realtà. Via degli Aranci, con i suoi angusti cortili, è un punto di ritrovo per adolescenti in cerca di sballo. Lo si percepisce dal forte odore di marijuana e dalla presenza di un gruppo di amici, tutti giovanissimi, intenti a fumare su un muretto. Qui, incamminandosi verso via della Loggia, il secondo incontro choc. Una voce alle spalle. «Scusa?». È un ragazzino, sguardo annebbiato, avrà avuto 16 anni. «Non è che c’hai qualcosa da steccà?». Linguaggio in codice per chiedere un pezzo di hashish o dell’erba. La risposta è ovviamente un secco «No». Lui s’imbarazza: «Ah, scusa, pensavo che eri qui per vendere...».

I vandali
La lunga notte di eccessi non è finita: lo strike delle fioriere, per dirne una, è ormai uno stupido hobby dei vandali. Come lo scorso weekend, anche l’altra sera hanno abbattuto diverse piantine di ulivi in via degli Orefici, dove attorno all’una qualcuno ha chiamato la polizia perché sotto casa sentiva il rumore di bottiglie rotte e gli schiamazzi di ragazzini che si insultavano e si prendevano a schiaffi. Poco più tardi i carabinieri del Norm hanno rifilato una multa da 102 euro a un 29enne che, ubriaco da non stare in piedi, infastidiva i passanti nel piazzale del teatro delle Muse, dove solo qualche ora prima avevo assistito alla recitazione da applausi degli Artisti nelle case di cristallo. È un attimo passare dal bello al brutto, dall’incanto all’orrore. 

Ultimo aggiornamento: 07:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA