Paolo Maria Spina guida la Revolver, ha portato il regista Zanussi nelle Marche: «Il cinema italiano è fermo agli anni Ottanta»

Paolo Maria Spina a Cannes
Paolo Maria Spina a Cannes
di Giovanni Guidi Buffarini
3 Minuti di Lettura
Lunedì 8 Agosto 2022, 21:39

Paolo Maria Spina con la sua Revolver ha prodotto gli ultimi tre film di Krzysztof Zanussi, e produrrà anche il prossimo. Ha portato il maestro nelle Marche per le riprese di “Ether” e, lo scorso inverno, per la registrazione della colonna sonora di “Perfect Number”. 
A che punto è la lavorazione di “Perfect Number”?
«Dopo una post-produzione lunga e complessa, il film è finito. Se lo sono già assicurato festival importanti: Telluride, Montreal, Salonicco, Tallin, Haifa, molti altri. Ogni film di Zanussi fa il giro del mondo».
In generale, lei lavora molto con l’Europa dell’est.
«Inizialmente ho stretto rapporti con la Polonia, divenendo rappresentante esclusivo per l’Italia della loro televisione di Stato. Questo mi ha aperto le porte della Russia, ho realizzato tanti progetti là. E anche l’Ucraina non mi è estranea».
Ora c’è la guerra. 
«Una guerra assurda, come se la Lombardia invadesse la Toscana. Tutti i miei amici russi hanno parenti e amici in Ucraina, e viceversa. Quel che ha fatto Putin è indifendibile, però anche l’Occidente ha delle responsabilità, la Nato non doveva allargarsi, a Gorbaciov era stato garantito non sarebbe avvenuto. Ingenuo lui a non pretendere che il patto fosse messo nero su bianco in un trattato».
Allo scoppio della guerra lei ha avuto qualche problema.

«Mi hanno boicottato un documentario sul grande poeta Chlebnikov, primo Novecento: cosa c’entra con la guerra odierna? L’invasione di Putin ha generato sentimenti antirussi insensati».
Continuerà a lavorarci, con i russi?
«Certamente. Amo la cultura russa e inoltre i russi amano noi italiani. Dobbiamo assolutamente evitare di prendere a schiaffi la cultura di un popolo che ci adora. Sto sviluppando diversi progetti in Russia, conto vadano in porto. Sto sviluppando anche un film in Ucraina. Verrà girato sulle nostre Alpi, per ovvi motivi».
La Polonia, la Russia, l’Ucraina. E un film tutto italiano?
«Se è per questo collaboro spesso anche con i greci, i tedeschi, i francesi, gli scandinavi. Sto mettendo in piedi un documentario in Mongolia, sulle terre rare estratte dalle miniere mongole ed esportate in Cina mediante serpentone di camion non di rado guidati da donne. In Italia sto preparando un documentario sui Gaznevada, la band post-punk anni Novanta. Però è vero che nel mio Paese non lavoro molto. Trovo il cinema italiano arretrato sia tecnicamente (pochissimi registi sanno davvero girare) sia culturalmente. Dagli anni Ottanta. Da quando è cominciato il declino dell’Italia tutta. Ogni anno il nostro cinema sforna un centinaio di film. Quanti di qualità? Direi non più di cinque. C’è molto da fare per invertire la tendenza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA