Fano, volontaria in missione in Congo: «Anch'io ho vissuto a Goma. L'ambasciatore ucciso nella zona dei bambini soldato»

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Osvaldo Scatassi
La giovane fanese Miriam paci volontaria in Congo

FANO - «Sì, conosco bene Goma, ci ho vissuto per diversi mesi tra il 2014 e il 2015 come incaricata di un’Ong veneta», racconta la fanese Miriam Paci, 33 anni. Ricorda anche quanto fosse insidiosa già allora la strada dell’imboscata che è costata la vita lunedì scorso all’ambasciatore italiano Luca Attanasio, al carabiniere di scorta Vito Iacovacci e all’autista Mustapha Milambo.

 

«Anche quando c’ero io, il parco nazionale del Virunga era attraversato da bande di miliziani aggressive e feroci, pericolosissime», assicura Paci, aggiungendo che «i bambini soldato sono così spietati da incutere più paura degli adulti».

Un’esperienza intensa
Un’esperienza intensa, il periodo trascorso in Congo, che Miriam Paci ha descritto in una serie di suoi articoli pubblicati sulla rivista on line di letteratura e naturalismo Filobus66. Un altro aspetto che accomuna la trentatreenne fanese all’ambasciatore Attanasio, oltre all’avere vissuto nello stesso Paese africano in tempi diversi, è l’impegno per dare un’opportunità di riscatto ai bambini soldato.

«Mentre mi trovavo in Congo – prosegue Paci – lavoravo sulle emozioni con i bambini di strada e con i bambini strappati alle loro famiglie dai miliziani, che ne avevano poi fatto dei soldati. Era una situazione di estrema difficoltà, la violenza era l’unica modalità di relazione che conoscessero. L’impressione è che non riuscissero più a ritrovarsi in una vita normale». Prima che in Congo, Miriam Paci era già stata in Tanzania come volontaria dell’Onlus fanese L’Africa Chiama.

«Da quell’esperienza iniziale – dice – ho capito che mi sarebbe piaciuto lavorare in quel continente affascinante e bellissimo, così ci sono tornata nel novembre 2014, prima a Goma nel Nord Kivu e in seguito a Bukavu, per un’Organizzazione non governativa del Veneto. Collaborava con un’associazione locale, che si occupava di minorenni vittime di violenza. Ogni tipo di violenza, dagli abusi familiari alle bambine finite nel giro della prostituzione, dai bambini soldato ai bambini di strada, e il mio compito era di verificare come andasse avanti l’attività, cui partecipavo in prima persona: non controllavo soltanto».

Posti magnifici
«Ho ancora davanti agli occhi la distesa della foresta equatoriale. Sono stata in villaggi dove mai prima di allora era stata un’europea e la gente del posto pensava che fossi lì per mangiarla. Persone solari, aperte, generose per quanto permettesse una miseria desolante. Altissima la mortalità dei bambini».

Le relazioni di genere
Insieme con la collega Eleonora Casalini, Paci sta fondando un’associazione «che aprirà a Fano un centro rivolto alla cittadinanza. In particolare si inizierà dialogando con le donne vittime di violenza e uomini che intendano iniziare un percorso di decostruzione delle mascolinità tossiche, provando un modo alternativo e positivo di vivere le relazioni. Il centro utilizzerà la metodologia del mutuo aiuto, fortemente consigliato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità per affrontare le tematiche di genere».

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