Omicidio Ismaele Lulli, udienza rinviata a marzo. La rabbia della mamma della vittima

Martedì 18 Gennaio 2022 di Eugenio Gulini
Omicidio Lulli, udienza rinviata a marzo. La rabbia della mamma della vittima

URBINO  - L’atteso processo ad Ambera Saliji con repliche degli avvocati e relativa sentenza previsto per oggi è stato rinviato al 16 marzo per concomitante impegno del giudice. 

 


Delusa? «Solo per il prolungamento alla definizione - spiega Debora Lulli, mamma di Ismaele, allora 17enne, trucidato il 19 luglio 2015 da Igli Meta e il complice Marjo Mema, all’epoca residenti ad Urbania - di ciò che aspetto da tempo: la carcerazione di Ambera». Qual’è il suo stato d’animo ora? «Voglio pensare, in attesa, che il risultato sia di una giustizia giusta per mio figlio che non c’è più. Per me Ambera resta sempre la più colpevole perchè senza il suo messaggio/trappola Ismaele sarebbe ancora tra noi. Ambera andava coinvolta prima perchè è colpevole come gli altri due non dopo quasi 7 anni. Quindi mi aspetto nessuna clemenza. Il mio tempo e la mia vita si è fermata a quel giorno, per me è sempre ieri». 


«No, mai. Credo che l’umanità non esista più. Comunque per una mamma come me non cambia nulla anzi può solo peggiorare perchè tuo figlio non c’è e manca sempre più e dopo 7 anni sapere che ancora c’è qualcuno che andava punito e, invece, ancora non è così fa male. Attendo con pazienza altri due mesi». Quanto manca suo figlio? «Ismaele manca ad ogni mio risveglio e ogni sera prima di coricarmi – insiste Debora - Un vuoto che toglie il respiro. La sorellina chiede molto del fratello concludendo sempre che vorrebbe fosse con noi e accanto a lei. Io parlo con mio figlio come se fosse presente, mi aiuto a credere che ci sia veramente, che mi ascolti». Ora potrebbe chiudersi il cerchio.

«Ambera – sottolinea Debora Lulli ancora una volta - andava condannata anni fa assieme agli altri due. Il cerchio deve chiudersi perchè ci deve essere giustizia e deve essere esemplare anche per lei». Chi mi da la forza? «Credo di essere forte ma non credo che sia tutta farina del mio sacco; penso ci sia qualcosa che mi dia la forza. Mio figlio è e sarà la mia benzina fino alla fine dei miei giorni. Lui c’è». 
Ogni tanto torna a San Martino in Selva Nera, luogo dell’efferato delitto. «E’ vero, ogni tanto torno sul luogo dove hanno ucciso Ismy. Devo farlo anche se fa male». 

 

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