Da 39 a zero errori nell'esame per la patente: trovato con il kit da agente segreto e condannato

Martedì 18 Maggio 2021 di Luigi Benelli
Pesaro, da 39 a zero errori nell'esame per la patente: trovato con il kit da agente segreto e condannato

PESARO - Passare da 39 errori a un esame di scuola guida immacolato è stato facile. Del resto si era presentato in versione 007 con telecamera pronta a riprendere da un buco nella maglia e che puntava sulle domande, una ricetrasmittente e qualcuno fuori pronto a suggerire. Ieri la sentenza per un 34enne marocchino accusato di falso. Nel maggio 2019, esattamente due anni fa, gli agenti della polizia stradale avevano denunciato un 32enne residente nel Pesarese. Era stato sorpreso a svolgere l’esame teorico per il conseguimento della patente di guida alla locale Motorizzazione Civile, munito di una sofisticata attrezzatura elettronica che gli consentiva di ricevere “da remoto” le risposte al quiz. Una sorta di kit da spionaggio. 

 

La maglietta modificata

Il candidato indossava una t-shirt appositamente modificata per supportare una complessa strumentazione. A tradire lo straniero una piccola ma innaturale gobba che ad un più attento riscontro è risultata nascondere un ricetrasmettitore in grado autonomamente di inviare e ricevere comunicazioni e dati in quanto dotato di una propria scheda Sim e collegato con una microcamera, sporgente da un foro praticato su uno degli indumenti indossati, oltre ad un ulteriore telefono cellulare in modalità silenziosa, collegato ad una centralina elettronica, in grado di veicolare domande e risposte inerenti la prova d’esame. Lo stratagemma gli ha permesso di consegnare un elaborato con punteggio netto. Ma gli agenti della polstrada avevano dei sospetti, visto che parlava a mala pena l’italiano. E ci avevano visto giusto. All’esterno della Motorizzazione Civile c’era chi suggeriva tutto. Ieri mattina il marocchino, difeso d’ufficio dall’avvocatessa Francesca Paradisi è stato condannato a 8 mesi di reclusione. Era recidivo, ci aveva già provato. Un caso non isolato perché solo un paio di mesi dopo stessa sorte per un altro marocchino di 32 anni con la ricetrasmittente e uno smartwatch in grado di riprendere le domande per poi farsi suggerire le risposte. Gli agenti della mobile avevano fermato al bar esterno due soggetti sulla cinquantina entrambi incensurati, che avevano fornito al candidato tutta l’attrezzatura. Il prezzo pagato dal marocchino per questi servigi è stato di 3.500 euro, di cui 2.250 in contanti consegnati il giorno dell’esame nelle mani del brindisino, somma sequestrata. Anche l’altra persona aveva 3000 euro in tasca, possibile provento di un’altra operazione simile. I tre erano stati denunciati per falso.

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