Cucine Berloni, nuova partita ma zero lavoratori: «Pagare tutti gli arretrati e mantenere qui la produzione»

Domenica 7 Novembre 2021 di Luigi Benelli
Cucine Berloni, nuova partita ma zero lavoratori: «Pagare tutti gli arretrati e mantenere qui la produzione»

PESARO - Le paure dei sindacati sulla produzione e i lavoratori che non ci sono più, tutti dimessi per giusta causa. La notizia riguarda la Berloni, storico marchio di cucine pesarese. È stato depositato al tribunale di Pesaro un piano di concordato preventivo che prevede la ristrutturazione e la ripartenza dell’azienda. A fare la proposta è uno degli attuali soci, l’imprenditore originario di Taiwan Alex Huang, attualmente ceo della multinazionale Thermos Company, con base negli Stati Uniti e precisamente a Schaumburg (Illinois).

 

Azienda svuotata

Il liquidatore, Alessandro Meloncelli, dopo avere ricevuto l’offerta vincolante per l’intera società, ha presentato il piano di concordato preventivo: in altre parole Huang sarebbe pronto a rilevare l’intera azienda, marchio, macchinari e magazzino. Berloni potrebbe dunque ripartire immediatamente: attualmente lo stabilimento è a Talacchio (Pesaro) a pochi km da quello originario, venduto per far fronte ai creditori. I sindacati parlano di opportunità e rischi. 

Dimissioni a fine settembre
«Sicuramente il concordato è un’opportunità per rilanciare lo storico marchio e ci auguriamo che sia così – spiega Giuseppe Logranno della Fillea Cgil - Ma vanno messi in chiaro alcuni aspetti. Oggi la Berloni non ha più nessun lavoratore in pancia. Tutti e i 26 rimasti si sono dimessi per giusta causa a fine settembre, eccetto 4 a cui sono arrivate le lettere di licenziamento. Le dimissioni sono arrivate perché non venivano pagati gli stipendi da marzo, dunque parliamo di uno scoperto importante. E ci auguriamo che dentro il concordato ci siano i soldi per pagare i lavoratori. Le maestranze sono esposte, ci hanno creduto fino in fondo aspettando che si potesse definire l’acquisto e la ripartenza. Erano una trentina. Poi però le cose sono andate diversamente e i lavoratori hanno attraversato difficoltà economiche serie». 

La Cgil: «Base di ripartenza»
Gli scenari sono molteplici. «Quello che speriamo è che ci possa essere continuità aziendale, che quindi si possa tornare a produrre nel territorio, creare un indotto e valore aggiunto qui. Noi siamo disponibili a farlo e a incontrarci subito. Molti dipendenti hanno trovato altri impieghi, ma alcuni potrebbero rappresentare una base di conoscenza per ripartire». Lograno però ipotizza anche un’altra possibilità, più nera.

Il pericolo
«Lo scenario peggiore è che si sia aspettato tanto tempo per svuotare l’azienda, far calare l’attenzione per poi prendersi il marchio e andare a produrre all’estero. Lo stabilimento è stato venduto alla Tecnoplast, ora i macchinari sono in un capannone in affitto a Talacchio. Noi ci auguriamo tutt’altro e che si possa tornare a lavorare in loco, anche se al momento la situazione non è chiara».

La Cisl: «Pericolo di fuga»
Paolo Ferri, segretario Filca Cisl conferma: «Come sindacato siamo fuori dalla Berloni da quando i nostri iscritti si sono dimessi dall’azienda. Ora con il concordato tutti gli scenari sono possibili. Speriamo che questo voglia dire far ripartire una produzione a Pesaro e che non si vada all’estero forti di un marchio conosciutissimo a livello mondiale. Il made in Italy è una garanzia se prodotto con le conoscenze e il saper fare del suo territorio. Monitoreremo la situazione».

 

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