Pesaro, atrocità, violenza e pedopornografia nella chat degli orrori scoperta da una mamma: perquisizione in casa di un 13enne

Domenica 12 Luglio 2020 di Federica Serfilippi
Pesaro, atrocità, violenza e pedopornografia nella chat degli orrori scoperta da una mamma: perquisizione in casa di un 13enne

PESARo - Decapitazioni, morti violente, suicidi, maltrattamenti su animali. E poi, foto e video di natura pedopornografia scambiati come se fossero figurine di un album. L’orrore correva su sui social network, sulle chat che – stando alle risultanze investigative - avrebbero coinvolto almeno venti ragazzini, tutti minorenni e residenti in varie città italiane. 

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L’inchiesta che ha svelato un vaso di Pandora dei meandri più oscuri della rete ha toccato anche la nostra regione, nonchè la provincia. Su delega della procura del Tribunale dei Minorenni di Firenze, gli agenti della Polizia Postale delle Marche hanno perquisito nei giorni scorsi l’abitazione di un 13enne residente nel Pesarese, coinvolto nella maxi indagine aperta per reati che vanno dall’istigazione a delinquere fino alla produzione e detenzione di materiale pedopornografico in concorso. Nella fattispecie l’indagine vede la contestazione dei reati, in concorso tra loro, di detenzione, divulgazione, cessione di materiale pedopornografico e istigazione a delinquere aggravata.
 
Come età il 13enne è tra i più piccoli a essere coinvolto nell’operazione chiamata in gergo “Dangerous Images” in cui figurano anche altri coetanei dell’adolescente pesarese (in tutto i 13enni sono 7). I poliziotti guidati dalla dirigente Cinzia Grucci hanno sequestrato al ragazzino due smartphone che, ora, dovranno essere analizzati per eventualmente confermare le tesi accusatorie che hanno dato propulsione all’inchiesta partita da Lucca all’inizio dell’anno prima che in tutta Italia scattasse il lockdown.
Gli scenari
Anche nel caso venissero trovati elementi probatori, il minorenne non potrebbe finire a giudizio: sotto i 14 anni, infatti, è prevista la non imputabilità come decretato dal codice penale. Ma possibili file incriminanti potrebbero comunque essere utilizzati dagli inquirenti per ricostruire la rete dei contatti del ragazzino e finire negli atti del pubblico ministero nel caso in aula arrivassero ragazzini sopra i 14 anni per i fatti contestati. Stando a una prima scrematura, al ragazzino non sarebbero stati trovati file legati alla produzione di materiale scabroso, ma altri contenuti riconducibili comunque al giro per cui è scattata la perquisizione. Per quanto riguarda l’età delle persone che hanno subito perquisizioni si parla di un range che va dai 13 ai 17 anni: tutti minorenni. La Polizia Postale ha operato, oltre che in Toscana e nelle Marche, anche in Veneto, Lazio, Puglia, Emilia Romagna, Campania e Basilicata. Nello specifico le numerose perquisizioni eseguite dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, coordinate dal Cncpo(Centro Nazionale Contrasto alla Pedopornografia Online), sono state eseguite nei confronti di minori residenti nelle province di Pesaro, Lucca, Pisa, Cesena, Ferrara, Reggio Emilia, Napoli, Milano, Pavia, Varese, Lecce, Roma, Potenza e Vicenza.
Come è iniziata
L’indagine è partita cinque mesi fa, con la denuncia di una mamma lucchese che nel telefono del figlio 15enne aveva trovato filmati hard, di stampo pedopornografico. Dall’analisi del dispositivo, erano emersi altri file a luci rosse scambiati – secondo l’accusa – con altri ragazzini, utilizzando prettamente social network e chat di messaggistica come Whatsapp e Telegram. Da lì, sono partiti gli accertamenti che hanno portato gli investigatori a scoprire una mega giro imbastito sul web e basato sulla condivisione dei cosiddetti file gore e splatter. Contenevano, stando a quanto emerso, immagini e video (alcuni provenienti siti in chiaro e altri dalla dark web, non raggiungibile con i canonici motori di ricerca) raffiguranti suicidi, mutilazioni, decapitazioni di persone e maltrattamenti su animali. 
Frame violenti
Frame violenti, macabri e di alta crudeltà. Alcuni dei coinvolti avrebbero elogiato il tenore dei file, istigando poi gli altri a scaricare ulteriori contenuti. In tutta l’operazione sono stati sequestrati decine di telefonini e computer. Sono in corso, da parte degli esperti della Polizia Postale, approfondite analisi di tutti i supporti messi sotto chiave al fine di acquisire elementi probatori e verificare il coinvolgimento di altri soggetti.

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