Prima la siccità, poi le bombe d'acqua e il vento forte: è allarme per la raccolta delle olive

Domenica 10 Ottobre 2021 di Massimo Foghetti
Prima la siccità, poi le bombe d'acqua e il vento forte: è allarme per la raccolta delle olive

PESARO - Prima la grande siccità, poi improvvise bombe d’acqua che, accompagnate da forte vento, sconvolgono il territorio. Traumatizzata da questi eventi negativi, l’agricoltura si prepara con la semina ad affrontare la prossima stagione produttiva. Più che le piogge improvvise di questi giorni, è stata la mancanza d’acqua che ha imperversato per tutta l’estate a creare i maggiori danni. «Ne hanno sofferto – ha evidenziato il responsabile della Cia fanese Daniele Sanchioni – tutte le colture, sia quelle seminative, sia quelle orticole e gli alberi da frutto che hanno ridotto pesantemente la loro produzione. Sicuramente i repentini cambi climatici, con il passare da 27 gradi di temperatura di 3 giorni fa ai 17 di ieri, non fanno bene. Per fortuna in questo momento quasi tutti i raccolti sono stati effettuati, manca solo quella delle olive.

 

Le trebbiature del sorgo, del mais, del girasole sono state portate a termine; se le piogge continuano con intensità moderata, questo non può che fare bene alla campagna, dato che nel mese di novembre iniziano le semine». 

Cedimenti di terreno

Il maltempo ha provocato danni all’assetto dei campi, con cedimenti del terreno o l’esondazione dei fossi. Più che la pioggia di questi giorni, anche se caduta con forte intensità, avrebbe creato problemi alla agricoltura, secondo Tommaso Di Sante della Coldiretti, il forte vento di bora che ha spazzato sia la costa che l’entroterra con un super lavoro per i vigili del fuoco impegnati nel rimuovere alberi caduti, così come Aspes, nel territorio pesarese, con i tecnici al lavoro per la messa in sicurezza delle piante cadute insieme agli alberi. Il vento ha abbattuto però non solo un rilevante numero di piante ma ha anche scosso fortemente gli oliveti buttando a terra le olive in corso di maturazione. Parte del raccolto quindi è andato perso. Non dimentichiamoci che il Pesarese, soprattutto nella zona di Certoceto, è rinomato per il suo olio. Anche Di Sante ha convenuto che i danni provocati dalla siccità sono stati ben più importanti provocando un sensibile calo di produzione soprattutto nelle colture del sorgo, girasole, piante erbacee, cereali in genere. In calo anche la produzione dei vigneti calcolato nel 20 per cento rispetto all’anno precedente. 

L’allevamento

«Penalizzante – ha rilevato – anche l’aumento dei costi di produzione, dato che per salvare il salvabile si è dovuti far ricorso maggiormente alla tecnologia. Non bisogna poi trascurare i danni procurati dalla siccità all’allevamento. Le stress procurato agli animali dalle alte temperature e i problemi di approvvigionamento idrico hanno messo a dura prova il lavoro degli allevatori. Se si pensa che un bovino consuma dai 70 agli 80 litri d’acqua al giorno, si comprende come la situazione specialmente nelle zone interne sia stata molto difficile. D’ora in avanti occorre agire in maniera preventiva. Chiediamo che con i fondi del Recovery Plan si realizzino dei piccoli invasi per catturare le acque quando le piogge sono abbandonarti e distribuirle poi nei periodi di magra».

 

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