Per il leader pesarese di IoApro Umberto Carriera cortocircuito di processi

Per il leader pesarese di IoApro Umberto Carriera cortocircuito di processi
Per il leader pesarese di IoApro Umberto Carriera cortocircuito di processi
di Luigi Benelli
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 7 Dicembre 2022, 03:00 - Ultimo aggiornamento: 20:13

PESARO L’analisi dei dati, delle connessioni e quel cambio di profilo avvenuto in un secondo. Umberto Carriera, ristoratore leader di IoApro, ieri mattina ha dovuto affrontare il processo che lo vede accusato di simulazione di reato. Ma anche quello per diffamazione nei confronti del direttore di Confcommercio Marche Nord Amerigo Varotti. Il primo caso riguarda la frase che aveva rilanciato sui propri canali social.

«Se domani apri ti facciamo male. Sappiamo dove va all’asilo tuo figlio». Era gennaio 2021 e il ristoratore portava avanti la sua battaglia di lasciare aperti i ristoranti nonostante il governo avesse imposto le chiusure anti Covid.

Per l’accusa quelle minacce sarebbero inventate perché partite dall’account de “La Macelleria”, uno dei suoi ristoranti. Il tecnico della cybersecurity ha spiegato che l’account del ristorante è stato cambiato in Il Macellaio Matto Ps. E che la cosa può essere fatta da chi ha accesso al profilo originale. Ma soprattutto che l’Internet Ip, ovvero una sorta di dna per l’on line, era lo stesso. Ed era quello associato al telefono di Carriera o comunque in un luogo dove era Carriera. Poi è stata cambiata anche la mail legata al profilo Instagram, ma tutto sarebbe partito dalla stessa utenza telefonica.

La perizia

Altro punto cardine il fatto che chi aveva il telefono sarebbe passato dal profilo da cui è partito il messaggio di minacce al profilo di Carriera in un secondo. Cosa possibile solo a chi aveva acceso al profilo originale del ristoratore. E ancora in un altro momento entrambi i profili sarebbero stati visualizzati dallo stesso telefono che prende due Ip diversi. Ed è su questi punti che l’accusa basa la formulazione del capo di imputazione per la simulazione di reato. Carriera si sarebbe mandato il messaggio da solo. Ieri mattina, l’avvocato Federico Bertuccioli, ha posto delle domande per chiarire altri aspetti. «Carriera nega quanto gli viene contestato – spiega l’avvocato Federico Bertuccioli - al momento è soltanto emerso che il profilo falso e il profilo reale si sono connessi alcune volte al medesimo indirizzo IP, sempre riferibile a luoghi aperti al pubblico. Nel periodo in cui è stato ricevuto il messaggio, Carriera era costantemente seguito da uno staff che lo affiancava nelle attività in cui era coinvolto e frequentava anche i ristoranti da lui gestiti. Riteniamo quindi che non ci sia prova che questa connessione derivi esclusivamente dal dispositivo personale di Carriera o aziendale e che quindi manchi la prova che Carriera si inviato il messaggio da solo». Ieri si è aperto il dibattimento anche per il processo che lo vede imputato per diffamazione nei confronti di Varotti. Il fatto risale al 9 novembre 2020 quando i ristoranti e i locali erano chiusi per via delle restrizioni dovute dal covid.
Carriera scrisse un post su Facebook (poi cancellato ndr) in cui diceva: «Amerigo Varotti, sconosciuto ai più, anch’egli in cerca di visibilità, chiacchiera a vanvera offeso dal fatto che in sei anni il sottoscritto non si sia mai associato alla Cofcommercio. Elemento, il Varotti, di un’ignoranza fuori dal comune. Anch’egli ovviamente scrive e giudica dalla sua comoda poltrona a stipendio fisso». Varotti si è costituito parte civile e ha fatto sapere di voler donare un eventuale risarcimento a imprenditori, commercianti, baristi che si videro arrivare le lettere in cui Carriera minacciava di querelarli qualora non gli avessero dato una somma risarcitoria dei commenti fatti sui social.

© RIPRODUZIONE RISERVATA