Nuovo ospedale a Case Bruciate, la Regione accelera. Tre step per la riorganizzazione

Lunedì 27 Settembre 2021 di Lorenzo Furlani
L'ingresso del presidio San Salvatore di Marche Nord

PESARO - Sono tre operazioni distinte ma intrinsecamente connesse, che rappresentano altrettanti step introduttivi di una riforma sanitaria in nuce. Una riorganizzazione che, secondo i propositi espressi dal centrodestra sin dalla campagna elettorale e progressivamente affinati sulla base di analisi e dati dall’amministrazione regionale, risulterà inevitabilmente radicale nella provincia di Pesaro Urbino, sempre che strada facendo non insorgano inciampi o ripensamenti.

 

La riorganizzazione
Le tre tappe preliminari per implementare una diversa organizzazione sanitaria nelle Marche, partendo dal territorio dove era più avanzata la riforma dell’ex governatore Ceriscioli, sono la revoca del project financing per realizzare il nuovo ospedale di Pesaro, la costruzione della struttura che non sarà più il presidio unico dell’azienda ospedaliera pesarese nel sito che risulta alla Regione più funzionale, ovvero Case Bruciate, e la trasformazione della stessa Marche Nord in azienda sanitaria competente su tutto il territorio provinciale di Pesaro Urbino. 


In settimana è previsto in Regione l’incontro con il sindaco di Pesaro Matteo Ricci nel quale il governatore Francesco Acquaroli, affiancato come sempre sulla sanità dall’assessore competente Filippo Saltamartini e dal suo collega per l’edilizia sanitaria Francesco Baldelli, esporrà le evidenze acquisite dalla giunta regionale sulla soluzione migliore dai punti di vista tecnico amministrativo ed economico finanziario per realizzare il nuovo ospedale di Pesaro.

Il percorso condiviso
L’intenzione è quella di favorire, sulla base di elementi oggettivi, un percorso condiviso con il Comune di Pesaro, a valle della scelta già assunta dal consiglio regionale (con il voto della maggioranza rafforzata dal Movimento 5 Stelle e il dissenso del centrosinistra) per il superamento, anche in seguito all’esperienza della pandemia, del modello dell’accentramento dei servizi ospedalieri.

Considerando l’opportunità di comunicare al sindaco Ricci la scansione delle scelte sanitarie che impattano su Pesaro prima che vengano definitivamente assunte, è stata rinviata di una settimana l’approvazione da parte della giunta regionale della delibera destinata a concludere l’iter della revoca del progetto di finanza della cordata di imprese capeggiata dalla Renco dichiarato a suo tempo fattibile dall’ex presidente Ceriscioli. Iter già comunicato a norma di legge all’impresa pesarese, come controparte interessata, che aveva dieci giorni di tempo per presentare le proprie osservazioni.

L’accelerazione della Regione sul sito di Case Bruciate, mentre il sindaco Ricci aveva posto come pre condizione la conferma della localizzazione a Muraglia, dove era stato progettato dalla Renco l’ospedale unico da oltre 600 posti letto (sarà invece di circa 400 perché 250 posti letto resteranno al Santa Croce di Fano), è determinata dalla verifica di una norma giuridica che consente di superare l’ostacolo segnalato da Ricci per l’ubicazione del nuovo ospedale vicino al casello dell’A14, ovvero la necessità di una variante urbanistica che a suo avviso richiederebbe due anni per l’intero iter (l’area, ora occupata da campi agricoli, prevede una destinazione residenziale). 

La norma giuridica
Ci sarebbe, invece, una norma inserita nella legge semplificazioni che consente di azzerare i tempi, associando alla scelta sanitaria della Regione il cambio di destinazione d’uso dell’area. Quindi, le ragioni che favorirebbero Case Bruciate, in parte indicate anche nel master plan dell’edilizia sanitaria, sono i tempi di costruzione più brevi (non si dovrebbero abbattere strutture occupate da degenti come a Muraglia, dove c'è uno dei tre presidi attuali di Marche Nord), la migliore viabilità, la qualità edilizia superiore in un’area non urbanizzata e più ampia e i costi minori di costruzione, stimati ora in 140 milioni di euro (coperti da fondi pubblici) invece dei 170 necessari a Muraglia (ma le valutazioni potrebbero essere ulteriormente aggiornate). Soprattutto, quest’ultima sembra l’argomentazione decisiva perché il sito di Case Bruciate, scongiurati gli altri contenziosi paventati, metterebbe al riparo la Regione anche dal rischio di un accertamento della Corte dei conti per danno erariale. Mentre i problemi idrologici, indicati da Ricci, per la Regione sarebbero facilmente superabili a differenza della fragilità idrogeologica del sito di Muraglia, che era stata motivo di esclusione nel primo studio di fattibilità del 2014 della stessa Marche Nord.

Il ritorno alle Asl
L’ultimo step, infine, riguarda la trasformazione dell’azienda ospedaliera, conseguente per certi aspetti al tramonto dell’obiettivo dell’ospedale unico di Pesaro e Fano per il quale Marche Nord era nata, visto anche il parziale dietrofront di Ceriscioli che l’aveva declassata al primo livello determinando l’attuale anomalia rispetto al decreto ministeriale 70/2015, che la prevede solo per i presidi di secondo livello. Secondo quanto ha già dichiarato Saltamartini, nominalmente l’azienda verrebbe potenziata, anche se nella sostanza si tratterebbe di un azzeramento del progetto originario. L’ipotesi di lavoro, sempre più strutturata, è che Marche Nord mantenga le sue specialità ma assuma la gestione anche degli altri ospedali e della sanità del territorio diventando l’azienda sanitaria di Pesaro Urbino, nel quadro di un ritorno all’organizzazione su base provinciale delle Asl che il centrodestra intenderebbe implementare con il nuovo piano socio sanitario regionale atteso per la fine del 2022.

 

Ultimo aggiornamento: 12:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA