Michael, quello “strano” che gli amici evitavano. La vittima era tra i pochi che continuava a frequentarlo

Michael, quello strano che gli amici evitavano. La vittima era tra i pochi che continuava a frequentarlo
Michael, quello “strano” che gli amici evitavano. La vittima era tra i pochi che continuava a frequentarlo
di Letizia Francesconi
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Giovedì 23 Febbraio 2023, 02:55 - Ultimo aggiornamento: 23:47
PESARO Pierpaolo Panzieri e Michael Alessandrini erano amici da sempre, fin dall’infanzia. Michael lo conoscevano bene anche i familiari di Pierpaolo, come il fratello Gianmarco, e gli altri amici stretti del 27enne ucciso in casa con 13 coltellate la sera di lunedì, quelli del Salotto Cavour: Stefano, Nicola, Enrico. Vittima e presunto omicida si incontravano di tanto in tanto, andavano a cena, si frequentavano. Ma non a tutti piaceva quell’amicizia. C’era chi considerava il 30enne Michael Alessandrini troppo instabile, una testa calda, facile agli scatti d’ira. Uno “strano” per farla breve. Di tanti segnali e avvertimenti Pierpaolo però non ne voleva sapere: «Ha solo me come amico e gli voglio bene, non posso scaricarlo». E in nome di quel bene e di quell’amicizia nata da ragazzini e sui campi di calcio continuavano a vedersi. Come quel maledetto lunedì. 

La serata


Pierpaolo aveva detto ad alcuni amici e ai familiari che avrebbe avuto a cena Michael: lui cucinava e l’altro avrebbe portato le birre. Poi è successa la tragedia, un delitto che ha sconvolto una città. Quando gli inquirenti hanno ascoltato i familiari e gli amici del 27enne per ricostruire le ultime ore della vittima sono stati subito indirizzati su Michael e sulla cena in casa. E sono iniziate le indagini procedute parallele alle verifiche sulla personalità del 30enne. «Si vedeva che era un instabile, a volte pareva quasi un matto - racconta un amico -: che avesse qualcosa che non andava lo si intuiva subito. Aveva un modo di parlare strano. Si comprendeva che avesse dei problemi. Ricordo per esempio che in centro mi fermava spesso e ogni volta che ci si incontrava per chiacchierare sembrava un po’ ossessivo, di quelle persone che sembra ti vogliano trattenere per forza».

Alcuni ragazzi nel tempo avevano interrotto i rapporti proprio per via della sua aggressività e dell’intemperanza che scattava senza preavviso. «Ma Pierpaolo - racconta Angela, un’altra amica - era così, un ragazzo talmente buono e puro che si fidava anche fin troppo di chi conosceva. Gli faceva pena Michael perché lo vedeva sempre solo».

Lavorava nell'hote gestito dalla famiglia

Dopo gli studi di ragioneria non aveva un lavoro fisso ma negli ultimi tempi lo si vedeva impegnato nell’hotel gestito dalla famiglia, il San Marco, in viale XI Febbraio. Praticamente Michael viveva al San Marco dove aveva una sua camera, quella stessa camera che la polizia ha perquisito nella giornata di martedì senza però trovare nulla di rilevante. Lunedì sera dopo aver raggiunto l’amico per cena non è più rientrato in albergo. Ha preso la macchina di famiglia, una Renault Clio che era nelle sue disponibilità e ha lasciato Pesaro. Con sé aveva 500 euro in contanti che la nonna gli aveva dato pochi giorni prima e, probabilmente, l’arma del delitto, il cellulare e il portafoglio della vittima, che non sono stati ritrovati. Michael Alessandrini risulta essere un incensurato e nessuno ha mai certificato che soffrisse delle problematiche evidenziate, dall’aggressività alla ludopatia. Sconosciuto ai servizi sociali e sanitari per intenderci e la famiglia non ha problemi economici. La sera prima, la domenica, una dipendente dell’hotel aveva cenato con Michael. Un atteggiamento che appariva tranquillo il suo, e non lasciava presagire che potesse accadere qualcosa di così tragico. Gli ultimi a vederlo in hotel sono stati altri dipendenti delle pulizie e della cucina, proprio la sera dell’omicidio, poco prima dell’ora di cena, quando è uscito per incontrare l’amico. Per l’ultima volta.
 

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