Vallefoglia, il biodigestore unisce Aset e Mms. «Il Recovery Fund occasione unica per intercettare fondi e creare lavoro»

Martedì 24 Novembre 2020 di GIANLUCA MURGIA
Il rendering del biodigestore

VALLEFOGLIA - Cgil e Cisl sono a favore della realizzazione del biodigestore e nel progetto vedono l’apripista, in ottica Recovery Fund, a una aggregazione tra Multiservizi e Aset. Un passo indietro: per i sindacati il biodigestore porterebbe indipendenza dagli impianti fuori regione, l’ottenimento di gas metano da immettere nella rete di distribuzione così come la produzione di compost di qualità, vantaggi derivati dalle minori emissioni di CO2 dei camion oggi impiegati per il trasporto verso il centro e nord Italia, una doppia occasione di nuovo lavoro per realizzazione e impiego, infine il contenimento tariffe.

 

 

I sindacati, inoltre, hanno apprezzato che fin da subito l’istanza di autorizzazione sia stata presentata alla Provincia da parte della società Green Factory controllata da Marchemultiservizi. 

«Servono però luoghi deputati alla partecipazione - scrivono in una nota Stefano Ovani Fp-Cgil, Maurizio Andreolini Fit-Cisl, Andrea Piccolo Filctem-Cgil e Maria Grazia Santini Femca-Cisl - Riteniamo che anche la conferenza dei servizi sia il luogo preposto per le istanze e le osservazioni da parte dei portatori di interesse e in quella sede noi chiederemo di essere ascoltati. Riteniamo utile che la politica lungimirante, supportata da esponenti scientifici e dai portatori di interessi collettivi, crei momenti di informazione nei territori interessati e non». Cgil e Cisl si sono rivolte alle loro sedi sindacali in cui sono già presenti biodigestori con tecnologia simile a quella prospettata a Talacchio . «In tutti i casi abbiamo registrato assenza di problemi odorigeni - spiegano - Naturalmente in alcune di queste località si erano costituiti comitati di opposizione». Altro tema: Marchemultiservizi e Aset assieme per il futuro (prossimo). «Sarebbe importante che Marchemultiservizi e Aset partecipassero assieme alla realizzazione di questo infrastruttura. Potrebbe essere l’inizio di un percorso comune senza escludere una fusione per la nascita di una azienda provinciale dei servizi a controllo pubblico».

«Occorrono decisioni - concludono i sindacati - Non ha senso continuare a programmare separatamente. Le risorse che saranno disponibili attraverso il Recovery Fund richiedono soggetti capaci di progettare e realizzare in tempi certi le infrastrutture necessarie per lo sviluppo dell’economia circolare». Serve «un’aggregazione che non produrrà esuberi ma consentirà maggiore specializzazione per i lavoratori/ci e possibilità per giovani di nuova e buona occupazione nell’impiantistica che verrà realizzata anche grazie alla presenza di un partner industriale importante come ad esempio Hera. Occorre solamente la volontà politica e lavorare in tempi certi».

 

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