Chiuso un ristorante su tre, Varotti attacca il Governo: «Subito ristori e cassa integrazione retroattiva per salvare il lavoro»

Sabato 8 Gennaio 2022 di Gianluca Murgia
Amerigo Varotti, direttore generale Confcommercio Pesaro e Urbino - Marche Nord

PESARO  - L’emergenza turismo non è asintomatica: è lampante quanto grave. Eppure «un settore che da solo produce il 13% del Pil nazionale - attacca Amerigo Varotti, direttore generale Confcommercio Pesaro e Urbino, Marche Nord - è stato completamente abbandonato dal governo, al di là delle solite dichiarazioni di principio sull’importanza del settore».

 

Non sono previsti ristori e sostegni per non chiudere le attività. Non è stata prorogata la Cassa integrazione scaduta il 31 dicembre, con inevitabili licenziamenti. Non è stata prorogata la moratoria sugli aiuti di Stato, le misure straordinarie anti Covid varate nel 2020, cioè i finanziamenti garantiti e le garanzie pubbliche, pensate in una logica di rientro verso condizioni di normalità che ancora non sussistono. Cosa peraltro sollecitata al Governo dalla stessa Abi, Associazione bancaria italiana». Richiesta è motivato da cifre e percentuali disastrose: «Nel Pesarese il 30% dei ristoranti ha rinunciato all’apertura per le festività o ha fatto solo asporto per il 31 dicembre, a causa delle tante disdette ed alla impossibilità di ospitare gruppi con elementi senza il Super Green pass - sottolinea Varotti - Ci sono state cancellazione di gruppi in alberghi a Pesaro e Gabicce. Ed anche ora poche presenze nei ristoranti con richiesta di fornire pasti per asporto. Il calo dei consumatori nei ristoranti aperti è del 35%». 

I fronti, quindi, sono due: la recrudescenza del Covid e le (non) iniziative del Governo. «Tutte le attività della filiera: dai tour operator e agenzie di viaggio agli alberghi, dai ristoranti alle guide turistiche, dalle strutture ricettive e i locali da ballo hanno registrato nel corso del 2021 dati disastrosi - sottolinea Varotti - Basti pensare che rispetto al 2019 si sono perduti 60 milioni di arrivi e 120 milioni di presenze in Italia, oltre a 13 milioni di viaggi degli italiani all’estero». Il settore del turismo organizzato – come ricorda Fto la Federazione di Confcommercio del turismo organizzato – è fermo da due anni perdendo l’80% del fatturato: 13mila imprese rischiano di chiudere licenziando 86.000 lavoratori. «Solo tra Natale e Capodanno sono state cancellate oltre 5 milioni di partenze programmate, senza dimenticare l’impennata delle disdette negli alberghi e nella ristorazione e la drammatica situazione delle discoteche chiuse per decreto. Un settore, sicuramente il più colpito dalla pandemia e dai provvedimenti governativi, che con gli ultimi decreti di dicembre è ulteriormente penalizzato con l’obbligatorietà del Super Green pass anche per gli alberghi oltre che per i ristoranti». Un trattamento che Varotti definisce «inaccettabile nei confronti del settore più importante del nostro Paese per la sua trasversalità... e che costringe le imprese a chiudere i battenti ed a mettere sulla strada migliaia di lavoratori e professionisti. E ciò, dopo essersi dimenticati nel 2021 il credito di imposta per i canoni di locazione degli alberghi e il pagamento della seconda rata Imu. Una vergogna inaudita. E’ come se per decreto venissero chiuse le fabbriche del mobile e della meccanica insieme e il governo non intervenisse con sostegni. Ve lo immaginate?». 

Senza considerare «che nel Pnrr vengono destinati al turismo solo 3,1 miliardi di euro - calcola Varotti - l’ 1,58% dei 196 miliardi complessivi. In cui non c’è nulla per il mondo dell’accoglienza e della ristorazione. Una incommentabile mancanza di strategia economica e di capacità politica». Per questo è richieste sono nette e da applicare subito: «Ripristino della Cassa integrazione retroattiva dal 1° gennaio. Interventi di sostegno, ristori sotto forma di contributi a fondo perduto per le sole imprese del turismo e della ristorazione. Moratoria sul rientro dei finanziamenti garantiti».

 

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