Fano, smart working in Comune, tensione sindacati-Seri. «Solo il 15% fragile lavora oggi da casa». Polemiche per Rete4

Venerdì 16 Luglio 2021 di Andrea Amaduzzi
Il sindaco Seri intervistato su Rete4 nel programma Zona Bianca

FANO Storie ancora tese tra Comune e sindacati. Il terreno di scontro resta quello dello smart working e l’incontro di ieri, dopo l’aspra battaglia consumatasi a suon di delibere, comunicati e conferenze stampa, va catalogato tra le prove di dialogo, senza illudersi che quello cominci sul serio e vada avanti.

 

 

Ci si farà un’idea precisa quando Cgil, Cisl e Uil, con i loro delegati alla Funzione pubblica, potranno interfacciarsi direttamente con la Giunta come esplicitamente richiesto, quando ieri ad accoglierli hanno trovato il capo di gabinetto Celani e la dirigente dei Servizi finanziari Mantoni. 
Perché è poi con il sindaco Seri e il suo esecutivo che sembrano avercela sindacati e dipendenti, dopo essersi sentiti tacciare di difendere privilegi (gli uni) e di interpretare lo smart working come un benefit (gli altri). Non ha certo contribuito il servizio trasmesso su “Zona bianca”, programma di Rete4 che già si era occupata del “caso Fano” nel Tg di sabato sera, in cui Seri fa da Cicerone all’inviato mostrandogli gli uffici deserti. «Scene riprese fuori dall’orario di lavoro» contestano Vania Sciumbata della Cgil e Francesco Todaro della Cisl, ieri in municipio con Mariagrazia Tiritiello ( Uil). 

Della improvvisa notorietà («mi hanno chiamato da diverse parti d’Italia» riferisce Todaro) si sarebbe fatto volentieri a meno, visto che in quelle immagini viene individuata la volontà «di continuare a mettere in cattiva luce i lavoratori». Anche l’assimilazione televisiva ai casi di assenteismo di Palermo amareggia parecchio. «Se ci sono dei furbetti anche qui vanno individuati e perseguiti. Colpevolizzare tutti è inaccettabile» riaffermano i due sindacalisti, con la Sciumbata che insiste perché «sindaco e giunta facciano un passo indietro e ringrazino i dipendenti per quanto fatto in questi mesi di emergenza, mettendo a disposizione anche la tecnologia di loro proprietà per assicurare il servizio». L’esponente della Cgil chiarisce poi un paio di equivoci. Il primo è che «si è parlato del 7 luglio come di spartiacque, quando invece il grosso dei dipendenti era tornato in ufficio già il mese prima. Attualmente lo smart working è applicato ad una ventina di dipendenti in gran parte lavoratori fragili». L’altro è che la richiesta di adottare lo strumento non è generalizzata «ma circoscritta a quegli ambiti in cui può essere implementato. In tutto il 15% dei lavoratori». Per la Sciumbata la discriminante è avere fiducia o meno nell’innovazione tecnologica «ed è evidente che il Comune di Fano non ci crede». 

Mettendo all’indice «falsità e luoghi comuni», Todaro torna su un concetto ritenuto chiave («lo smart working è un istituto voluto dal governo che punta a migliorare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni»). Anche obtorto collo ci si dovrà adeguare alla normativa che lo disciplinerà e al nuovo contratto collettivo di lavoro «ma bisognerà farsi trovare pronti. Il timore è che il Comune sia già indietro di vent’anni e non voglia fare nulla per recuperare». 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA