Fano, Fondazione brucia 55 milioni
M5S chiede le dimissioni del vertice

La sede della fondazione Carifano
La sede della fondazione Carifano
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Lunedì 12 Marzo 2018, 08:15

FANO - Quelle azioni erano state comprate per complessivi 5,4 milioni di euro, sono state rivendute realizzando appena 4.990 euro. La vendita per 204.600 euro dei diritti di opzione sull’aumento di capitale ha permesso alla Fondazione Carifano di contenere la perdita dell’operazione Credito Valtellinese in poco più di 5,2 milioni di euro.

E’ questa la contabilità dell’investimento in Creval, compiuto in più tranche a partire dal 2008, quando la banca di Sondrio acquistò la Cassa di Risparmio di Fano poi incorporata per fusione nel 2016. La parola fine è stata scritta con la decisione di non aderire all’aumento di capitale (il cui periodo di opzione è terminato giovedì scorso), che è valutato nella massima classe di rischio e avrebbe richiesto un esborso di altri 3,1 milioni per mantenere la percentuale di azioni dello 0,45.

Giovedì primo marzo, dopo aver ricevuto l’autorizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze, sono stati venduti i diritti di opzione, il giorno seguente è stato liquidato l’intero pacchetto di 49.355 azioni.

Con questa scelta si chiude la stagione infausta degli investimenti nelle banche locali, iniziata sotto la presidenza di Fabio Tombari nel 2007, che ha mandato in fumo circa un terzo del patrimonio della Fondazione Carifano, ossia 51 milioni di euro, dopo l’azzeramento dei 45,7 milioni investiti in Banca Marche. Una strategia particolarmente infelice perché la gestione precedente di Valentino Valentini aveva messo in sicurezza il patrimonio storico, vincolato a finalità sociali, ereditato negli anni ‘90 dalla Cassa di Risparmio di Fano, con la vendita nel 2002 dell’intera partecipazione azionaria nella banca.

Alle perdite per questi investimenti definiti allora “strategici e duraturi” è da aggiungere la svalutazione, segnalata da Bene Comune, di 4,1 milioni per l’investimento nei tre fondi Real Estate che porta la peridta a 55 milioni. Ora la strategia di investimento è completamente cambiata.

«Abbiamo venduto o non rinnovato tutti i titoli azionari e obbligazionari che presentano rischi diretti - afferma il segretario generale Vittorio Rosati -. Manteniamo solo partecipazioni in Poste Italiane e Cassa depositi e prestiti, oltre a una residua in Carim. Per il resto investiamo in fondi comuni differenziati per settori, aree geografiche e gestori. Abbiamo ridotto anche le spese unificando i conti deposito o investendo in fondi dedicati con altre Fondazioni. Così, nonostante i tassi negativi, realizziamo nel 2017 un rendimento del patrimonio del 2,30%».

Ora resta solamente da fare chiarezza sulle responsabilità di quella infausta stagione degli investimenti. A questo proposito il Movimento 5 Stelle torna a chiedere le dimissioni del presidente Fabio Tombari. «Non si comprende come la presidenza della Fondazione ancora non abbia preso atto della discutibile gestione del patrimonio, rassegnando le dimissioni - affermano in una nota  i consiglieri comunali pentastellati Hadar Omiccioli, Marta Ruggeri e Giovanni Fontana -, né perché l’assemblea non si sia attivata per pretenderle, valutando le eventuali responsabilità dell’organo amministrativo, come da noi richiesto già lo scorso anno».

«Invece di far gestire gli investimenti a qualificati professionisti sulla base di criteri di diversificazione e basso profilo di rischio (criteri peraltro previsti dallo statuto sociale e dal regolamento per la gestione del patrimonio) - continua la nota -, alla Fondazione si è scelto di destinare ingenti risorse patrimoniali allo scopo “politico” di finanziare alcune banche locali (magari con la recondita speranza di ottenere un posto in Consiglio di amministrazione?), mentre gli investitori più avveduti se ne andavano o se ne stavano ben alla larga».

È un fatto storico che il presidente Fabio Tombari, forte del 3,35% del capitale di Banca Marche, a suo tempo rivendicò una rappresentanza, tra gli organi esecutivi, nel collegio dei revisori dei conti dell’istituto di credito e poi protestò sui giornali quando la sua richiesta non fu accolta.

«La Fondazione presieduta dall’ingegnere Tombari - continuano i Cinque Stelle - negli ultimi anni ha perso in operazioni finanziarie circa 50 milioni di euro, tra azioni bancarie ed investimenti in fondi immobiliari togliendo importanti risorse agli scopi di utilità sociale cui i proventi della Fondazione sono destinati a norma di legge e del suo statuto. A questo disastro ci hanno portato quelli che si definiscono esperti. È ora che passino la mano; qui a Fano come in tutto il Paese. Siamo sicuri che il bilancio 2017, che sta per essere approvato, rispecchierà il vero valore di mercato degli investimenti e che verranno effettuate le eventuali ulteriori svalutazioni per i corretti principi contabili senza lasciare scheletri nell’armadio alle gestioni future».

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