«Io, sfrattato e senza una casa popolare da 15 anni per colpa della mala burocrazia»

Martedì 5 Ottobre 2021 di Osvaldo Scatassi
Le case popolari nel quartiere di San Lazzaro

FANO - Un pensionato fanese di 76 anni cerca casa, ora che lo tallona lo sfratto dall’appartamento in affitto. Ha già annunciato al proprietario che se ne andrà nei prossimi giorni, nel frattempo ha trovato una soluzione temporanea vicino a Fano, giusto per un paio di mesi. E dopo? Un grosso punto interrogativo nel futuro dell’anziano, che l’esistenza ha spesso sottoposto a dure prove e che fra le sue parole di delusione e disincanto, soprattutto verso le istituzioni, scherma la pressante richiesta di essere aiutato a ritrovare una minima serenità.

 

 

Situazione nota in Comune
I servizi sociali di Fano conoscono la situazione, si sono già confrontati con il settantaseienne e contano di incontralo di nuovo per trovare la possibile soluzione di una vicenda contrassegnata da un lutto familiare, da problemi di salute e da una precedente prolungata difficoltà nella riscossione del trattamento pensionistico: «Non per colpa mia», assicura l’anziano fanese. Una situazione, quindi, che ha causato anche qualche negativo contraccolpo economico. 

Ma per quale motivo questa persona, che il lavoro sul mare ha portato a girare quasi tutto il mondo, si sente abbandonata dalle istituzioni? Il primo elemento di critica sono i criteri per assegnare le case popolari, che l’anziano fanese percepisce come «nebulosi».

«La prima richiesta all’attuale Erap – prosegue il settantaseienne – evidenziava che la mia pensione era modesta e insufficiente a pagare un affitto, che un incidente stradale mi ha lasciato conseguenze permanenti e che avevo con me tre figli piccoli, il più grande di undici anni. Nel 2006 mi fu proposto un alloggio popolare con una sola camera, quindi da occupare in quattro. Firmai la rinuncia, ritenendo che l’appartamento non fosse idoneo alle esigenze mie e della mia famigliola, mai però mi sarei aspettato che l’attesa dell’alternativa sarebbe durata la bellezza di dodici anni». Nel 2018 il pensionato fu convocato dai servizi sociali di Fano per la nuova proposta di assegnazione. «Un appartamentino di 42 metri quadri, sempre dotato di una sola camera e per di più al secondo piano, per me difficile da raggiungere perché faccio fatica a salire le scale a causa dell’incidente».

Uno spazio piccolo, perché nel frattempo i due figli erano cresciuti: qualche anno prima il primogenito era purtroppo deceduto in un altro incidente stradale. «Scottato dalla delusione dell’esperienza precedente, ho accettato», afferma l’anziano fanese. Uno spazio troppo piccolo, però, e così, dopo qualche tempo, il pensionato ha deciso di tornare in affitto, lasciando l’alloggio a una parte della famiglia con il passaggio dell’assegnazione. 

«Ora ho controllato la legge»
«Ho controllato la normativa – conclude il settantaseienne fanese – e qualcosa non mi torna. Per quale motivo mi sono stati proposti 42 metri quadri, quando la superficie calpestabile per un nucleo familiare di tre persone non può essere inferiore a 54 metri quadri? Nobile, da parte dello Stato italiano, la disponibilità verso gli extracomunitari, mentre agli italiani in difficoltà si prospetta un’ottima sistemazione: sì, in mezzo alla strada. Non essendo più in grado di pagare l’affitto, ho ricevuto dal Comune la favolosa cifra di 300 euro per un anno intero». 

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