Mondolfo ricorda Francesco la sua prima vittima del Covid. La morte di Sora un anno dopo, la moglie: «Vuoto incolmabile»

Sabato 13 Marzo 2021 di Jacopo Zuccari
Francesco Sora con la moglie

MONDOLFO E’ passato ormai un anno dal primo decesso a Mondolfo a causa della pandemia da covid 19. La comunità locale è pronta a stringersi intorno ai familiari di Francesco Sora, strappato agli affetti dei suoi cari il 15 marzo 2020 a 67 anni proprio a causa del virus che tanto dolore e sofferenza sta provocando in tutta la penisola e nel mondo. 

 

 

La vedova Stefania Manna insieme ai figli Simone e Andrea non si sono dati per vinti e nonostante il dolore per la perdita del loro caro, hanno portato avanti l’attività commerciale nel settore riparazioni e installazioni impianti video che Francesco ha avviato con successo in via Marconi nel centro cittadino. Stefania è stata anche lei colpita dal virus, dopo tanti giorni di ricovero ce l’ha fatta ed è tornata alla vita normale. «Andiamo avanti, non possiamo dimenticarlo. A Mondolfo lo conoscevano tutti mio marito, tutti ricordano quel giorno», dice Stefania pensando a lunedì prossimo quando purtroppo non sarà un giorno qualsiasi. Una tragedia che ha colpito pesantemente una famiglia che in ogni caso ha reagito e cercato di superare le enormi avversità che si sono presentate davanti. 

L’attività che Francesco Sora ha gestito insieme ai figli, è stata ed è ancora un punto di riferimento nel settore. A Mondolfo così come a Marotta, Monte Porzio e San Costanzo, sono i Sora a sistemare antenne, tv e ripetitori satellitari. Un lavoro anche rischioso perché c’è da salire a grandi altezze, muoversi sui tetti col tempo freddo o sotto il sole cocente. La perdita di Francesco non ha demoralizzato né Stefania che dà una mano adesso a Simone e Andrea nella conduzione del negozio. L’assenza e la perdita del marito restano tuttavia un grosso vuoto che soltanto il tempo potrà colmare. Di certo, soprattutto per i residenti della frazione di San Sebastiano, dove Francesco viveva in via Coppi, c’è un volto amico e familiare in meno. Dove tutti si conoscono e il vicino di casa non è semplicemente un conoscente da salutare. 

Gli amici del bar del quartiere lo ricordano con affetto. Per tanti che hanno perso i loro cari, le ferite hanno faticato a rimarginarsi anche per l’impossibilità di aver potuto assistere il malato da vicino. Nel suo profilo Facebook Stefania è appoggiata con la guancia a Francesco. E l’8 marzo lo ha celebrato pubblicando «la mimosa come regalo per la festa della donna dai miei figli». Nonostante tutto, la vita riprende e dopo un anno di sofferenza si spera di tornare presto alla normalità.

 

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