Un debito fuori bilancio per gestire le macerie nei Comuni del cratere. La giunta è stata costretta ad intervenire con oltre 9 milioni di euro

Lunedì 16 Maggio 2022
Un debito fuori bilancio per gestire le macerie nei Comuni del cratere. La giunta è stata costretta ad intervenire con oltre 9 milioni di euro

ANCONA - Un debito fuori bilancio da oltre 9 milioni di euro per la gestione delle macerie nell’area del cratere sismico. Nelle maglie della variazione di bilancio deliberata dalla giunta ad inizio maggio, ha dovuto trovare spazio anche questa voragine nei conti creatasi a causa di un avvitamento burocratico che ha dell’incredibile. Un rimpallo di competenze finanziarie che ha rischiato di mandare in stallo le attività di ripristino della viabilità delle zone già duramente colpite dal terremoto, con la Regione che è dovuta intervenire a più riprese negli anni per evitare che questo scenario si verificasse. Alla fine, il debito fuori bilancio è stato riconosciuto come legittimo per le spese sostenute per il servizio di raccolta e gestione delle macerie per 9.127.611 euro; tuttavia, si è resa necessaria una correzione della finanziaria. Ma procediamo con ordine. 

 

 
La vicenda
La lunga trafila viene riassunta nella relazione di accompagnamento alla variazione di bilancio, che parte nella ricostruzione dall’inizio del 2019 quando la Regione, nella figura del Soggetto attuatore sisma 2016, ha iniziato ad evidenziare a più riprese, con lettere alla struttura commissariale, la necessità di incrementare la disponibilità finanziaria necessaria per ultimare la raccolta delle macerie pubbliche. In caso contrario, «la gestione sarebbe stata irrimediabilmente sospesa, causando un danno al territorio già duramente colpito», si legge nella relazione. A seguito di queste segnalazioni, l’allora commissario Piero Farabollini risponde sottolineando che «non è possibile, nell’interesse delle popolazioni del cratere assistere ad ulteriori sospensioni delle attività di rimozione delle macerie», concludendo con la richiesta di «garantire, esclusa ogni possibilità di inerzia, le attività di rimozione e smaltimento delle macerie verso i centri di raccolta comunali». Il tutto, senza far esplicito riferimento a imminenti o future coperture finanziarie per garantire le spese sostenute e da sostenersi. A questo punto, il soggetto attuatore, in accordo con la giunta allora guidata da Luca Ceriscioli, ha trasmesso alla struttura commissariale, ad inizio 2020, l’aggiornamento del Piano di gestione delle macerie con i volumi ancora da gestire ed il fabbisogno finanziario stimato, riprendendo l’attività di raccolta, anche in assenza della specifica copertura. 


Il nuovo commissario
Nel febbraio 2020 viene nominato commissario Giovanni Legnini e la Regione torna alla carica rappresentando la necessità di ulteriori finanziamenti ed evidenziando la presenza di fatture emesse dal concessionario del servizio di gestione delle macerie nel corso del 2019 che non trovavano più copertura nelle risorse stanziate con ordinanza 495 della Protezione civile nazionale del 2018. Viene dunque sollecitato un trasferimento con urgenza, richiesta più volte ribadita nel corso del primo semestre del 2020. Sulla base delle indicazioni ricevute dal commissario, il Soggetto attuatore ha provveduto a prorogare i contratti relativi al servizio di raccolta e gestione delle macerie e, ad agosto 2020, ha trasmesso la relazione contenente i dati relativi ai quantitativi di macerie ancora da raccogliere e l’ulteriore richiesta di finanziamenti per 12.091.818 euro. Solo con decreto dell’aprile 2021 vengono assegnate agli Uffici speciali per la ricostruzione delle quattro Regioni interessate le somme necessarie. «Il trasferimento è avvenuto con otto mesi di ritardo rispetto all’ultima richiesta - sottolinea la relazione - , durante i quali l’attività è proseguita necessariamente senza interruzione, continuando a permanere il legittimo affidamento sulla possibilità di liquidare le somme a valere direttamente sulla contabilità speciale». Per dirimere la questione, l’Usr Marche, ad ottobre 2021, ha richiesto un parere di merito al Mef che, dopo un paio di rimpalli tra gli uffici, ha risposto lo scorso febbraio attraverso l’Ispettorato, formulando il proprio parere secondo il quale il Soggetto attuatore non può avvalersi direttamente della contabilità speciale. Di qui, il debito fuori bilancio «La via residuale è quindi quella di trasferire le somme su capitoli di spesa del bilancio regionale - l’amara considerazione finale - appositamente creati per regolarizzare le obbligazioni assunte».
m. m.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA