Mario, il tetraplegico che ha chiesto il suicidio assistito, fa un appello in nome di Welby: «Sono allo stremo, così è crudele»

Martedì 21 Dicembre 2021 di Andrea Taffi
Mario, il tetraplegico che ha chiesto il suicidio assistito, fa un appello in nome di Welby: «Sono allo stremo, così è crudele»

ANCONA - Una lettera, un appello accorato, un tentativo estremo sperando di poter avere la risposta definitiva attesa dalla Asur sulla richiesta di via libera per il suicidio assistito che pende ormai da 16 mesi. L’ha scritta Mario (nome di fantasia), il 43enne della provincia di Ancona, tetraplegico, che da un anno e mezzo chiede di accedere alla morte medicalmente assistita con istanze all’Asur, ricorsi giudiziari, diffide e denunce. 

 


I 15 anni dalla morte di Welby
E l’appello di Mario è stato reso noto in una circostanza molto particolare: l’appuntamento organizzato dall’associazione Coscioni per celebrare Piergiorgio Welby, a 15 anni dalla sua morte. «Sono allo stremo delle forze fisiche e mentali - spiega Mario nel messaggio - e spero che quando qualcun altro deciderà di ripercorrere la mia strada i tempi saranno cambiati, perché vi giuro un malato grave non può e non deve aspettare 16 mesi, è inaccettabile e di una crudeltà inaudita». Un estratto della missiva è stato letto dall’avvocato Filomena Gallo, uno dei legali del collegio che assiste Mario, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni. 


Immobilizzato da 10 anni
Mario, immobilizzato da oltre 10 anni a causa di un incidente stradale batte insieme all’Ass. Coscioni «per far affermare il diritto sancito dalla Corte costituzionale e poter accedere legalmente alla morte medicalmente assistita». Nei giorni scorsi, «tramite il suo collegio legale, dopo aver ricevuto il via libera dal Comitato Etico ha denunciato lo stesso Comitato e Asur Marche per il Reato di tortura a causa dei continui ostruzionismi e omissioni, che ora si manifestano sotto forma di mancate verifiche sul farmaco e le relative modalità di somministrazione». 


«Fin qui una farsa»
Ancora Mario insiste: «Finora è stata messa in scena una farsa, - prosegue - con protagonisti Asur, Comitato Etico e Ministero della Salute, che hanno il potere di agire ma non lo fanno. Non mi serve la solidarietà di quei Ministri e Parlamentari, che in tv o sui giornali mi accarezzano, ma a microfoni spenti mi stanno torturando. - scrive il 43enne - Abbiate il coraggio di dirmi ‘Caro Mario per noi puoi continuare a soffrire'»; «Io vorrei solo avere la possibilità di porre fine alle mie sofferenze nel mio paese all’interno del servizio sanitario nazionale premendo quel bottone, addormentarmi senza soffrire e morire nel modo più dignitoso possibile per me e i miei cari». «Questa non è la battaglia di Mario - conclude il 43enne marchigiano - e non sarà la vittoria di Mario, semmai sarà la vittoria di tutti, iniziata da Piergiorgio, portata avanti dall’Associazione Luca Coscioni, da Mina Welby, Marco Cappato, Filomena Gallo, Fabiano Antoniani, Davide Trentini, da tutti quelli che nel silenzio e nell’ indifferenza dello stato ci hanno lasciato soffrendo o costretti ad esiliare all’estero». 

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